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Queste note saranno pubblicate sulla rivista Archivio giuridico “Filippo Serafini”

Prime note a proposito del finanziamento europeo della ricerca sulle cellule staminali embrionali

di Filippo Vari
(Ricercatore in Diritto costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari)

1. Introduzione: il Sesto Programma Quadro sulla Ricerca

La recente approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea della bozza del “Settimo Programma quadro di attività comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione”, per il periodo 2007-2013, si presta a talune riflessioni che riguardano, negli aspetti tanto di procedura quanto di sostanza, la problematica del finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Al riguardo, è opportuno ricordare che, nell’ambito del precedente “Sesto Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico dell’Unione Europea”, relativo al periodo 2002-2006, era stata proclamata una moratoria che escludeva “espressamente il finanziamento comunitario delle ricerche finalizzate, tra l’altro, alla creazione (ma non anche all’utilizzo) di embrioni a fini di ricerca o per la fornitura di cellule staminali”.1

2. Il nascere e il morire della c.d. minoranza di blocco in riferimento al Settimo Programma Quadro sulla Ricerca

Nella stessa linea, come noto, nel novembre 2005, l’Italia, nella persona del Ministro dell’Università e della Ricerca del III Governo Berlusconi – che aveva investito della questione il Consiglio dei ministri e agiva in conformità a un parere del Comitato Nazionale di Bioetica2– nell’ambito di un Consiglio dell’Unione sulla competitività, aveva sottoscritto, insieme con Austria, Germania, Malta, Polonia e Slovacchia, una c.d. Dichiarazione etica in relazione al Settimo Programma Quadro. Gli Stati ora ricordati proclamavano solennemente di non poter “accettare che attività comportanti la distruzione di embrioni umani” potessero “beneficiare di un finanziamento a titolo del settimo programma quadro di ricerca”. Le suddette delegazioni invitavano perciò “la Commissione ad abbandonare i progetti relativi all'ammissibilità al finanziamento di attività di ricerca” che prevedevano “la distruzione di embrioni umani”.3

Su posizioni simili si era espresso anche il Lussemburgo.4

L’intento era quello di creare a favore dell’embrione una barriera protettiva la quale aveva il suo punto di forza nel fatto che, per approvare il Programma Quadro sulla ricerca, l’art. 166 TCE rinvia alla procedura di cui all’art. 251 TCE: in sostanza, il Consiglio dell’Unione europea deve approvare a maggioranza qualificata il programma.5

In ragione dei voti assegnati nel Consiglio ai Paesi che avevano sottoscritto la c.d. Dichiarazione etica, l’Unione europea non avrebbe potuto approvare il finanziamento di ricerche distruttive di embrioni.

Su un totale di 321 voti, infatti, alla Germania e all’Italia ne spettano 29, alla Polonia 27, all’Austria 10, alla Slovacchia 7, a Malta 3. I voti contrari alla ricerca distruttiva di embrioni erano, dunque, 105. Anche a considerare il Lussemburgo come schierato a favore di tale ricerca, su di essa non sarebbero convenuti più di 216 voti, un quantitativo ben lontano dalla soglia minima di approvazione di 232 voti.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca del II Governo Prodi, il 30 maggio 2006, senza informare le competenti Commissioni parlamentari, né portare la decisione in Consiglio dei ministri, né tanto meno chiedere parere al Comitato nazionale di bioetica,6ha deciso di mutare la posizione dell’Italia, rendendo noto che, in sede di Consiglio dell’Unione, avrebbe votato a favore della ricerca anche distruttiva di embrioni.7

Alla luce di tale posizione, il peso in Consiglio dei restanti Paesi che avevano aderito alla c.d. Dichiarazione etica non era più sufficiente a realizzare gli obiettivi prefissi in tale Dichiarazione: i voti contrari alla ricerca, infatti, restavano 76, a fronte dei 90 necessari per bloccare l’approvazione.

Dinanzi allo sgretolarsi della c.d. minoranza di blocco, il Parlamento europeo, nel parere che, ai sensi dell’art. 251 TCE, è chiamato a dare sul Programma quadro, si è espresso in senso favorevole alla ricerca sugli embrioni.8

Tale posizione è stata recepita dalla Commissione.9

3. L’ambigua mozione del Senato della Repubblica italiana

Per reagire a tali eventi e al fine di ricondurre all’ambito parlamentare il dibattito e le scelte su un argomento tanto delicato, in Italia, alcuni esponenti dell’opposizione hanno chiesto l’attivazione del meccanismo previsto dall’art. 3 della legge n. 11 del 2005, recante Norme generali sulla partecipazione dell’Italia al processo normativo dell'Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli obblighi comunitari (c.d. legge Buttiglione).

Detto articolo, nel disciplinare la partecipazione del Parlamento ai processi di formazione delle decisioni comunitarie e dell’Unione europea, stabilisce, al comma 1, che “I progetti di atti comunitari e dell’Unione europea, nonché gli atti preordinati alla formulazione degli stessi, e le loro modificazioni, sono trasmessi alle Camere dal Presidente del Consiglio dei ministri o dal Ministro per le politiche comunitarie, contestualmente alla loro ricezione, per l’assegnazione ai competenti organi parlamentari, con l’indicazione della data presunta per la loro discussione o adozione”. Il comma 5 dello stesso articolo prevede, inoltre, che  “Il Governo, prima dello svolgimento delle riunioni del Consiglio europeo, riferisce alle Camere, illustrando la posizione che intende assumere e, su loro richiesta, riferisce ai competenti organi parlamentari prima delle riunioni del Consiglio dei ministri dell’Unione europea”. Infine, il comma 7 prescrive che sui progetti e sugli atti di cui al comma 1 “i competenti organi parlamentari possono formulare osservazioni e adottare ogni opportuno atto di indirizzo al Governo”.

La fattispecie apriva interessanti scenari sotto il profilo non solo politico, ma anche giuridico.

A fronte di una maggioranza di governo più compatta alla Camera e più debole al Senato, c’era da chiedersi, anzitutto, che cosa sarebbe successo se le Assemblee avessero espresso due indirizzi tra loro opposti: uno che impegnava il Governo a non finanziare la ricerca che potesse distruggere embrioni e uno, invece, che obbligava l’Esecutivo a spendersi a favore di tale ricerca. A prescindere dal verificarsi di questo scenario, c’era, inoltre, da domandarsi quale controllo e quali rimedi sarebbero stati attivati per imporre all’Esecutivo il rispetto dell’indirizzo espresso dal Parlamento.

Come noto, tali scenari, qui sommariamente accennati, sono stati superati dai fatti.

Il Senato, nella seduta del 19 luglio 2006, ha bocciato per un voto una mozione,10presentata da esponenti dell’opposizione, che avrebbe impegnato il Governo “a votare in sede di Consiglio di Competitività contro ogni tipo di ricerca che distrugga gli embrioni umani”.11

Al tempo stesso è stata approvata una mozione della maggioranza che impegna il Governo “a sostenere sotto il profilo finanziario, in sede di Consiglio Europeo competitività, ricerche che non implichino la distruzione di embrioni, valorizzando quindi la ricerca sulle cellule staminali adulte, comprese le cordonali”, come anche “a promuovere la ricerca scientifica avanzata tesa ad individuare la possibile produzione di cellule staminali totipotenti non derivate da embrioni e a verificare la possibilità di ricerca sugli embrioni crioconservati non impiantabili”.12

La mozione approvata dal Senato, dunque, si caratterizzava per una formulazione ambigua, come comprovato dalle opposte interpretazioni di essa fornite da Ministri, esponenti della maggioranza di Governo e persino dai promotori della medesima.13

In effetti la mozione, nell’imporre al Governo di finanziare ricerche sulle cellule staminali adulte, non prevedeva in alcun modo per l’Italia un obbligo di rientrare nella minoranza di blocco, né tanto meno un divieto di finanziare ricerche che potessero distruggere embrioni.

La vicenda richiama alla mente, sia pure con le insuperabili differenze del caso, l’insegnamento di Carl Schmitt sui compromessi formali dilatori e, in particolare, il suo ammonimento a che “la peculiarità del compromesso formale dilatorio” debba “essere consapevole, altrimenti l’interpretazione” delle disposizioni nelle quali trova spazio il compromesso “cadrebbe in una confusione irrimediabile”.14

4. La decisione del Consiglio dell’Unione europea

Lo scorso 24 luglio, il Consiglio dell’Unione europea, di fronte a un aut-aut (finanziare o meno la ricerca che possa distruggere embrioni), ha adottato una posizione irragionevole.

Accanto al divieto di sostenere “attività di ricerca volte a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per l’approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche” si è, infatti, previsto che la “Commissione europea continuerà nella pratica corrente e non sottoporrà al Comitato regolatorio proposte di progetti che includano attività di ricerca che distruggano embrioni umani, comprese quelle per l’ottenimento di cellule staminali”. A tale proclamazione si è, però, aggiunta immediatamente dopo la precisazione che “l’esclusione dal finanziamento di questo stadio di ricerche non impedirà alla Comunità di finanziare stadi successivi che coinvolgano cellule staminali embrionali umane”.15

La decisione appare segnata da profonda incoerenza.

Infatti, essa esclude formalmente la ricerca che distrugga embrioni, ma prevede che si possano finanziare le fasi successive a tale distruzione. Si tratta, in sostanza, di un invito a distruggere attraverso fondi privati l’embrione, per ricavarne linee cellulari in ordine alle quali chiedere il finanziamento pubblico.

Si è, dunque, di fronte a un goffo tentativo di mimesi della soluzione (anch’essa non soddisfacente) adottata negli Stati Uniti16­– e scartata dal Parlamento europeo (c.d. emendamento Niebler17) ­– ove è consentito il finanziamento federale su linee cellulari ricavate da embrioni distrutti prima di una data certa, precedente alla decisione di finanziare.18

Una soluzione, oltretutto, in controtendenza rispetto alla stessa bozza di Programma Quadro, dalla quale si evince, infatti, che l’embrione non può essere considerato una res: diversamente non sarebbe ragionevole il divieto di finanziare direttamente la ricerca volta a distruggerlo, così come le “attività di ricerca volte a creare embrioni umani esclusivamente a fini di ricerca o per l’approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche”.

Se, dunque, in assenza della prova di un salto qualitativo tra la fecondazione dell’ovulo e la nascita, va riconosciuto che l’embrione è persona, questa andrebbe effettivamente tutelata, diversamente da quanto fa la bozza di Programma Quadro, salvo non riproporre le teorie delle lebensunwerten Lebens19o ritenere che la persona non sia sempre un fine, ma possa essere considerata in alcuni casi un mezzo.

Vale la pena sottolineare come il riconoscimento che il concepito non è una res, ma è persona è principio riconosciuto nel corso di millenni,20che si trova a fondamento non solo della recente legge n. 40 del 2004, ma persino – non senza una profonda incoerenza – della legislazione in materia di interruzione volontaria della gravidanza.21

Alla luce di quanto detto, il compromesso su cui si è attestato il Consiglio dell’Unione dimostra che la mediazione su taluni principi è inammissibile. Si tratta, dunque, di una pessima scelta ed è auspicabile che essa venga ribaltata dal Parlamento europeo, allorquando, ai sensi dell’art. 251 TCE, sarà chiamato a esprimersi in seconda lettura sulla bozza di Programma Quadro.

(6 settembre 2006)

Note

1. L. Marini, Cellule staminali, libertà di ricerca e pericoli della tecno-scienza liberale, in Europa, 6 giugno 2006, p. 9.

2 Sul punto cfr. S. Niniatti, La logica de “le due politiche” o la democrazia presa sul serio ?, nel Forum di Quaderni costituzionali.

3 Questo il testo integrale della c.d. Dichiarazione etica:

“L’Austria, la Germania, l'Italia, Malta, la Polonia e la Slovacchia accolgono con favore il settimo programma quadro di ricerca, in quanto strumento importante per rafforzare la base scientifica e tecnologica della Comunità e promuovere ulteriormente lo sviluppo della sua competitività in settori di rilievo.

Non possono tuttavia accettare che attività comportanti la distruzione di embrioni umani possano beneficiare di un finanziamento a titolo del settimo programma quadro di ricerca. Le suddette delegazioni invitano pertanto la Commissione ad abbandonare i progetti relativi all'ammissibilità al finanziamento di attività di ricerca che prevedano la distruzione di embrioni umani.

Le suddette delegazioni ritengono inoltre che l'approccio previsto dal settimo programma quadro di ricerca e dai programmi specifici non tenga sufficientemente conto del potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte e chiedono, di conseguenza, che si assuma a livello comunitario l'impegno di rafforzare la ricerca sulle tali cellule.

In tale contesto, esse ritengono che si dovrebbe lasciare ai singoli Stati membri la facoltà di decidere se sostenere o meno le azioni di ricerca comportanti la distruzione di embrioni umani. L'Europa dovrebbe conformarsi appieno al principio di sussidiarietà ed astenersi dal finanziare progetti inerenti a materie riguardanti principi etici fondamentali, che differiscono da uno Stato membro all'altro.

Dette delegazioni si riservano il diritto di ritornare sul contenuto dell'articolo 6 e sulla questione dei problemi etici per fornire orientamenti particolareggiati in materia di principi bioetici, tenendo debitamente conto del parere del Parlamento europeo e dei lavori svolti nel frattempo sui programmi specifici”.

4 Questo il testo della Dichiarazione del Lussemburgo:

“Il Lussemburgo è del parere che il testo di compromesso elaborato dalla Presidenza per un orientamento generale parziale non tenga sufficientemente conto del potenziale terapeutico delle cellule staminali umane adulte e chiede, di conseguenza, che si assuma a livello comunitario l'impegno di rafforzare la ricerca sulle cellule staminali adulte per evitare di finanziare attività di ricerca sugli embrioni umani e sulle cellule staminali umane embrionali a titolo del settimo programma quadro di ricerca.

Il Lussemburgo non può inoltre condividere l’approccio della proposta della Commissione, che prevede che le decisioni relative al finanziamento di tali attività di ricerca siano prese a livello di comitato, nemmeno nel quadro di principi etici ben definiti.

Il Lussemburgo ritiene che, data l’importanza politica della materia, sia giustificato che il Consiglio e il Parlamento europeo partecipino appieno all'esame di tali questioni etiche nell'ambito della procedura di codecisione”.

5 La maggioranza qualificata viene raggiunta allorquando la maggioranza degli Stati membri approva (in alcuni casi una maggioranza di due terzi) e, inoltre, vengono espressi come minimo 232 voti a favore della proposta, cioè il 72,3 % del totale. Infine, ogni Stato membro può chiedere la conferma che i voti a favore della decisione rappresentino almeno il 62% della popolazione totale dell’Unione: diversamente, la decisione non è adottata.

6 Sul punto cfr. S. Niniatti, La logica de “le due politiche”, cit.

7 Per una critica di tale posizione, alla luce di quanto previsto dalla legge n. 40 del 2004, recante Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, v. S. Niniatti, La logica de “le due politiche”, cit.

8 Sul punto v. S. Niniatti, La logica de “le due politiche”, cit.

L’A. ricorda che il Parlamento europeo, con 284 voti favorevoli, 249 contrari e 32 astensioni, ha proposto di inserire all’art. 6 del Programma quadro – secondo il quale “Tutte le attività di ricerca svolte nell'ambito del Settimo programma quadro sono realizzate nel rispetto dei principi etici fondamentali” – un emendamento ai sensi del quale “La ricerca sull'utilizzazione delle cellule staminali umane, sia allo stato adulto che embrionale, può essere finanziata, in funzione sia dei contenuti della proposta scientifica che del contesto giuridico esistente nello Stato membro/negli Stati membri interessati.”

9 Questo il testo dell’art. 6 del Programma Quadro proposto dalla Commissione:

“(1) All the research activities carried out under the seventh Framework Programme shall be carried out in compliance with fundamental ethical principles.

(2) The following fields of research shall not be financed under this Framework Programme:

  • research activity aiming at human cloning for reproductive purposes,

  • research activity intended to modify the genetic heritage of human beings which could make such changes heritable,

  • research activities intended to create human embryos solely for the purpose of research or for the purpose of stem cell procurement, including by means of somatic cell nuclear transfer.

(3) Research on human stem cells, both adult and embryonic, may be financed, depending both on the contents of the scientific proposal and the legal framework of the Member state(s) involved.
Any application for financing research on human embryonic stem cells must include, as appropriate, details of licensing and control measures that will be taken by the competent authorities of the Member States as well as details of the ethical approval(s) that will be provided.
As regards the derivation of human embryonic stem cells, Institutions, organisations and researchers must be subject to strict licensing and control in accordance with the legal framework of the Member State(s) involved.

(4) A revision of the fields of research set out in paragraph 2 of this Article must take place for the second phase of this programme (2010-2013) in the light of scientific advances”.

 

10 147 voti favorevoli, 139 contrari e 9 astenuti.

11 Atti Senato della Repubblica, Legislatura XV - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 21 del 19 luglio 2006, Allegato A.

12 Atti Senato della Repubblica, Legislatura XV - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 21 del 19 luglio 2006, Allegato A.

13 Sul punto è sufficiente rinviare ai continui “botta e risposta” che hanno occupato le pagine dei quotidiani nei giorni successivi alla votazione.

14 C. Schmitt, Verfassungslehre, Berlin, 1928, trad. it. di A. Caracciolo, Dottrina della Costituzione, Milano, 1984, 52 ss.

15 Cfr. il testo della Commissione, secondo il quale:

omissis

(1) The decision on the 7th Framework Programme explicitly excludes three fields of research from Community funding:

- Research activities aiming at human cloning for reproductive purposes;

- Research activities intended to modify the genetic heritage of human beings which could make such changes heritable;

- Research activities intended to create human embryos solely for the purpose of research or for the purpose of stem cell procurement, including by means of somatic cell nuclear transfer.

omissis

(12) The European Commission will continue with the current practice and will not submit to the Regulatory Committee proposals for projects which include research activities which destroy human embryos, including for the procurement of stem cells. The exclusion of funding of this step of research will not prevent Community funding of subsequent steps involving human embryonic stem cells”.

Cfr. anche il comunicato stampa 11554/06 (Presse 215), rilasciato al termine della riunione del Consiglio.

16 Sulla quale v., da ultimo, R. P. George – E. Cohen, Stem Cells Without Moral Corruption, in Washington Post, 6 luglio 2006, p. A21.

17 Questo il testo dell’emendamento all’art. 6 del Programma Quadro, sul quale 274 membri del Parlamento europeo hanno votato contro, 255 a favore e 35 si sono astenuti:
In the field of embryonic stem cell research, the financing of research will be limited to embryonic stem cell lines created before 31 December 2003.

18 E’ opportuno evidenziare che questa disciplina prevede una c.d. cut-off date o, più elegantemente, un dies ad quem per la distruzione di embrioni e la creazione di linee cellulari sulle quali è possibile finanziare con fondi comunitari la ricerca.

La disciplina statunitense non prevede, come proposto invece dal Ministro dell’Università e della Ricerca del II Governo Prodi, una data oltre la quale gli embrioni vanno considerati morti e, dunque, utilizzabili per la ricerca. In proposito la letteratura scientifica documenta la nascita di bambini a seguito dell’impianto di embrioni congelati per più di un decennio. Inoltre, per verificare se gli embrioni congelati non sono più effettivamente impiantabili, occorre “scongelarli”: una volta proceduto a ciò, tuttavia, se l’embrione è in buona salute non può essere nuovamente congelato, ma va subito impiantato. Dunque, per verificare se un embrione è ancora impiantabile, esso va sottoposto a una sorta di roulette russa.

19 Su cui v., da ultimo, le considerazioni di R. P. George, Always to Care, Never to Kill, in National Review Online, 11 marzo 2005.

20 P. Catalano, Il concepito “soggetto di diritto” secondo il sistema giuridico romano, in AA.VV., Procreazione assistita. Problemi e prospettive. Atti del Convegno di studi tenutosi a Roma, il 31 gennaio 2005, presso l’Accademia dei Lincei, Brindisi, 2005, 105 ss.

21 Sul punto v. A. Loiodice, La tutela dei soggetti coinvolti nella procreazione medicalmente assistita (ipotesi di riflessione), in AA.VV., Procreazione assistita, cit., 301 ss.


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