Home
 
Google associazionedeicostituzionalisti.it web

Home :: Dottrina :: Teoria generale

Costituzionalisti a Messina (1908-1947)*

Antonio Ruggeri 

Nell’arco di tempo considerato, è confermata per il diritto costituzionale una generale tendenza, connotata da un’accentuata mobilità dei docenti sia dello stesso che di diversi – si direbbe col linguaggio di oggi – settori disciplinari[1].

Il fenomeno non può essere qui, con la dovuta estensione, indagato. Ci si può solo limitare a dire che presenta risvolti sia positivi che negativi: degli uni, va in primo luogo particolarmente rimarcata l’utilità derivante dalla comunicazione di esperienze, metodi di studio, esiti ricostruttivi di ordine teorico-dogmatico sperimentati in ambienti diversi e da questi quindi trasposti, sia pure con originali adattamenti, in altri: a beneficio degli stessi docenti in primo luogo e, di riflesso, dei giovani che ad essi si rivolgono per la loro formazione; in secondo (ma non graduato) luogo, va poi, una volta di più, fatta attenzione al carattere naturalmente interdisciplinare della didattica e, talora, della stessa ricerca proprio di un contesto culturale siffatto. Un metodo della cui bontà – come si sa – tutti si dichiarano fermamente convinti ma che si è dimostrato di assai ardua e, comunque, sporadica (e fin quasi casuale) realizzazione. La circostanza, invece, per cui i corsi di diritto costituzionale fossero tenuti, ad es., da un romanista[2] o da un filosofo[3], un canonista[4] o, ancora, un civilista[5] o un amministrativista[6], e così via, non è, di tutta evidenza, senza conseguenze per ciò che attiene al modo stesso di vedere i problemi e di prospettarne quindi le soluzioni[7]. Oltre tutto, un certo eclettismo scientifico non era affatto raro al tempo, uno stesso studioso dedicandosi a ricerche facenti specificamente capo a materie diverse: una ulteriore, significativa conferma di come didattica e ricerca possano ricaricarsi (ed effettivamente si ricarichino) senza sosta a vicenda[8].

Posso al riguardo addurre una personale testimonianza: aver tenuto per qualche anno l’insegnamento di Diritto delle Comunità europee ed essere stato assistente ordinario di Diritto ecclesiastico, mi ha naturalmente portato ad aprirmi a letture diverse da quelle congeniali alla mia formazione, incoraggiandomi altresì ad intraprendere itinerari di ricerca almeno in parte devianti da quelli usualmente percorsi dai cultori del diritto costituzionale (pur in una larga, ma non per ciò meno densa, accezione di quest’ultimo).

Ogni medaglia ha, però, il suo rovescio; e l’accentuata mobilità dei docenti ha impedito, con specifico riguardo ora alla disciplina di cui tocca qui parlare, il formarsi e radicarsi di una Scuola dalla univoca, chiara connotazione, per il cui avvento si è dovuto attendere ancora qualche anno dopo il varo della Costituzione, per impulso di Temistocle Martines[9]. E dire che alcuni dei massimi studiosi della prima metà del ’900 hanno avuto la ventura di tenere corsi a Messina (per strano che possa sembrare, alle volte però non di Diritto costituzionale[10]), senza tuttavia – come si viene dicendo – mettere radici nel tessuto culturale dell’Ateneo e del territorio circostante. Già prima, un giovanissimo Vittorio Emanuele Orlando, fresco di cattedra (straordinario di Costituzionale a Modena nell’85), aveva avuto modo di stabilirsi per tre anni (dall’86 all’89) presso la nostra Università[11], per quindi cedere il posto a Gianbattista Ugo[12].

Nell’anno del terremoto, l’insegnamento era stato affidato per incarico a Giuseppe D’Aguanno, titolare di Filosofia morale, che aveva tenuto corsi a Camerino (1896-1902) e Parma (1902-1907), che però fu vittima del sisma. Alla ripresa, salva la breve parentesi dell’anno 1909/10, in cui i corsi furono tenuti da Manfredi Siotto-Pintor, per il lustro successivo venne chiamato all’insegnamento Luigi Raggi, dapprima (1910/01) per incarico e, quindi (dal 1911 al 1918), per titolarità. Di fatto, però, negli anni ’15/16 e ’17/18 i corsi furono tenuti, per incarico, da Giuseppe Oliva e Francesco De Cola Proto: nel primo anno, dall’uno fino al maggio del ’16, per quindi far posto all’altro; nel secondo anno, l’avvicendamento di De Cola ad Oliva avvenne nel marzo del ’19. Nel ’19/20, poi, l’intero corso fu tenuto da Oliva.

Finalmente, nel 1920, alla cattedra ascese Ettore Lombardo Pellegrino: una forte, multiforme personalità, sul piano politico[13] prima ancora che su quello scientifico[14], una personalità scomoda per il regime, tant’è che nell’ottobre del ’23, anche per effetto delle note vicende legate alla istituzione del “soldino”, fu privato dell’insegnamento ed inserito nelle liste dei proscritti del fascismo. Riottenne quindi la cattedra solo nel 1945, contemporaneamente alla sua chiamata quale componente della Consulta nazionale.

Nel ’24/25, il Diritto costituzionale fu accorpato al Diritto ecclesiastico  ed all’Ordinamento giudiziario, entrando a comporre il c.d. Diritto pubblico interno, che fino al ’28 fu tenuto per incarico dall’internazionalista palermitano Giuseppe Cavarretta, autore peraltro anche di scritti di storia e di critica letteraria (lo stesso C. ebbe, quindi, affidato l’incarico di Diritto costituzionale, nel frattempo tornato ad essere disciplina autonoma, dal ’28 al ’30). L’insegnamento fu disattivato nel 1930/31 e poi, per un solo anno, affidato per incarico a Giorgio Balladore Pallieri, studioso colto e raffinato, dai numerosi e vasti interessi[15], e quindi, a seguire (nel ’32-’33), ad Ignazio Tambaro[16]. Seguirono ancora degli anni in cui la materia non fu data a costituzionalisti[17], fino a quando, a partire dal ’35 si ebbe la fortuna di avere a Messina personaggi del calibro di Carlo Esposito, di cui s’è già detto, e, dal ’36, Costantino Mortati, che vi si trattenne fino al ’39[18].

Gli anni seguenti il Diritto costituzionale fu insegnato, dapprima, da Biagio Vincenti (dal ’39 al ’43) e, dopo una breve parentesi (con Francesco Candia e Luigi Scavo), da Ettore Lombardo Pellegrino, finalmente tornato – come s’è detto – all’insegnamento.

Al tempo della Costituente, come si è rammentato, gli studenti ebbero il privilegio di ascoltare la limpida voce di Franco Pierandrei, mentre subito dopo l’entrata in vigore della Carta, per un paio di anni, l’insegnamento fu tenuto da Ettore Lombardo Pellegrino e, di seguito, dal catanese Vincenzo Gueli[19]. Finalmente, dopo i corsi svolti dal ’55 al ’57 da Giuseppe Ferrari, venne chiamato all’insegnamento Temistocle Martines (per incarico fino al ’64, per titolarità negli anni seguenti e fino al 1982, data del suo trasferimento a “La Sapienza” di Roma).

Martines era – come si sa – allievo di Paolo Biscaretti di Ruffìa, che conobbe a Catania e che seguì quindi a Pavia. Al tempo dell’avvio del suo impegno nella ricerca non fu, quindi, allievo diretto di nessuno di coloro che tennero corsi a Messina durante gli anni della sua formazione (si laureò nel ’48)[20]. Sentiva però di avere un debito speciale – e tenne a dichiararlo nella presentazione della prima edizione del suo manuale di Diritto Costituzionale (1978) – nei confronti di Costantino Mortati[21], che ebbe peraltro modo di conoscere di persona ma solo dopo che questi era andato via da Messina[22].

Non mi è riuscito di stabilire con certezza chi tenesse il corso di Diritto Costituzionale al tempo in cui Martines era studente: con ogni probabilità, Luigi Scavo, supplente di Ettore Lombardo Pellegrino per il ’45/46, o, forse, Franco Pierandrei, che – come s’è detto – tenne l’insegnamento negli anni ’46/47 e ’47/48 in cui Martines era studente[23].


* Farà parte di AA.VV., La Facoltà di Giurisprudenza della Regia Università di Messina. Dal terremoto alla repubblica (1908-1946), a cura di G. Pace Gravina, GBM, Messina 2008. Colgo l’opportunità oggi offertami per auspicare la diffusione di studi analoghi a quello qui svolto, dai quali possono attendersi utili indicazioni circa la formazione e gli sviluppi della cultura giuridica in genere e costituzionalistica in ispecie nel nostro Paese, particolarmente apprezzabili al piano della riflessione di ordine metodico-teorico.

[1] La sorte ha, infatti, voluto che la maggiore continuità nell’insegnamento si sia avuta prima del periodo di riferimento (con G.B. Ugo) e dopo lo stesso (con Martines e i suoi allievi).

[2] … com’è stato, nel 1889/90, con Silvio Perozzi. Sono debitore di quest’informazione e delle altre più avanti riportate nei riguardi di uno studio su Il corpo docente della Facoltà giuridica messinese (1827-1990), portato a termine da L. Vinti Corbani (Messina 1993), nonché dell’Appendice I. I professori della Facoltà giuridica di Messina (1908-1948) al presente volume, a cura di G. Leotti.

[3] Nel 1933/34, Angelo Ermanno Cammarata (che tenne altresì, nel ’34/35, l’insegnamento di Istituzioni di diritto pubblico e, dal ’35 al ’37, quello di Diritto pubblico comparato).

[4] Nel 1944/45, Luigi Scavo, che contemporaneamente insegnava anche Diritto pubblico comparato.

[5] Nel 1953/54, Angelo Falzea.

[6] Dall’11 al ’18, Luigi Raggi e nel 1934/35, Piero Bodda.

[7] Il fenomeno si riscontra anche per discipline affini a quella qui specificamente considerata: ad es., i corsi di Diritto pubblico comparato sono stati da noi tenuti anche (e soprattutto) da non costituzionalisti (oltre ai nomi appena fatti, richiamo qui, tra gli altri, Alessandro Passerin d’Entreves per il 1934/35, Girolamo Penso per il 1937/38, Luigi Monacciani per il 1946/47) e così pure, non di rado, quelli di Istituzioni di diritto pubblico (tenuti, dapprima, come si è rammentato, da Angelo Ermanno Cammarata e, quindi, dal ’35 al ’43, Salvatore Pugliatti e, nel ’44/45, Rodolfo De Stefano) e di Diritto costituzionale italiano e comparato presso il Corso di laurea di Scienze politiche (tra gli altri, tenuto da Girolamo Penso nel ’38/39 e da Vincenzo Romanelli dal ’40 al ’43), mentre i corsi di Dottrina dello Stato si sono avvalsi dell’insegnamento di prestigiosi civilisti (Vincenzo Michele Trimarchi dal ’44 al ’46, Angelo Falzea nel ’52/53 e Salvatore Pugliatti nel ’53/54), filosofi (Rodolfo De Stefano (dal ’55 al ’67), amministrativisti (Vincenzo Silvestri nel ’46/47 e Mario Nigro nel ’54/55).

[8] Alcuni docenti di Costituzionale, pur non essendo costituzionalisti per formazione – diremmo col nostro linguaggio di oggi – hanno tuttavia effettuato frequenti, benefiche incursioni nel nostro ambito di ricerca; ed è, peraltro, assai arduo stabilire se l’abbiano fatto sollecitati dall’impegno didattico cui erano chiamati o, all’opposto, se l’affidamento dell’insegnamento rinveniva in una sensibilità scientifica previamente dimostrata la propria giustificazione. Ad es., Luigi Raggi, amministrativista per vocazione (importanti, particolarmente, i suoi studi sull’atto amministrativo, di cui è tornato ad occuparsi a più riprese), ha scritto su La teoria della sovranità (Genova 1908) e Sul fondamento giuridico del governo parlamentare in Italia (Milano 1914), nonché su La legge penale in sé e nelle sue applicazioni (Milano 1926).

[9] Martines ha avuto per la prima volta affidato per supplenza l’insegnamento di Diritto costituzionale nel 1954/55.

[10] Carlo Esposito tenne il corso di Diritto costituzionale solo per un anno (1935/36), nel quale fu altresì incaricato di Teoria generale dello Stato, mentre Franco Pierandrei, che pure – come si dirà – tenne per un paio di anni l’insegnamento di Diritto costituzionale, fu prevalentemente “utilizzato” per i corsi di Istituzioni di diritto pubblico (per titolarità, dal ’44 al ’50) e Diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione (nel ’43/44) a Scienze Politiche, al tempo Corso di laurea della Facoltà di Giurisprudenza. Di ritorno dalla prigionia, insegnò Economia politica (nel ’47/48) e Diritto internazionale (nel ’48/49).

Esposito veniva da Camerino, nella cui sede portò a compimento studi di fondamentale rilievo (sopra tutti, La validità delle leggi, del ’34) ed alla quale si sentì sempre particolarmente legato, come ci rammenta ora M. Ruotolo, presentando Gli scritti camerti di Carlo Esposito 1928-1935 (Napoli 2008).

Pierandrei, nei suoi anni messinesi, si diede a studi di vario oggetto, non trascurando altresì quelli di Comparato (con specifica attenzione agli ordinamenti spagnolo e francese), mentre rimandò ai primi anni ’50 l’approfondimento degli istituti di garanzia (e delle questioni d’interpretazione ad essi connesse), che hanno – come si sa – avuto la massima espressione nella limpida voce Corte costituzionale, per l’Enciclopedia del diritto (X, 1962), per molti versi e in più punti anticipatrice di orientamenti giurisprudenziali ed elaborazioni teoriche successivamente venuti alla luce ed al tempo, invece, largamente immaturi ed indefiniti.

[11] Orlando tornò, quindi, nella sua città natale, dove tenne la cattedra di Amministrativo fino al 1901, data del suo trasferimento a Roma (sul segno lasciato a Palermo dal fondatore della Scuola di diritto pubblico nel nostro Paese, v. F. Teresi, I giuspubblicisti da Vittorio Emanuele Orlando ai nostri giorni, in AA.VV., La Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo. Origini, vicende ed attuale assetto, a cura di G. Purpura, Palermo 2007, p. 205 ss.).

Tra gli studi di O. compiuti durante la stagione messinese, rammento qui la prolusione ai corsi dell’86 (Sulla necessità di una ricostruzione giuridica del diritto costituzionale), la Teoria giuridica delle guarentigie della libertà (Torino 1988), i Principi di diritto costituzionale (Firenze 1889).

[12] … dall’89 fino al 1908, con la sola parentesi dell’anno 1889/90, in cui l’insegnamento – come si è accennato – è stato tenuto per supplenza da Silvio Perozzi. Considerato, dunque, anche il periodo precedente il terremoto e fino all’avvento della Repubblica, Ugo è stato – come si diceva – il docente che, pur essendo venuto meno prematuramente (morì nell’agosto del 1908, a cinquantaquattro anni), più a lungo e continuativamente ha insegnato Diritto costituzionale. Il terremoto ha, purtroppo, impedito che facesse Scuola, tant’è che – come subito si dirà – dopo di lui venne chiamato all’insegnamento un filosofo.

Molteplici gli interessi di studio di Ugo, che si divise per molti anni tra il Costituzionale e l’Ecclesiastico, cui dedicò alcune voci per il Dig. It. (Cura d’anime, Diocesi, Libertà di culto, Cappellanie e legati pii, Nunzio apostolico) ed un saggio, pubblicato in veste monografica, Sulle consuetudini nel diritto ecclesiastico civile (Messina 1904). Si diede, inoltre, alla comparazione giuridica, con studi su Le leggi costituzionali del Giappone, La legge spagnuola del 26 giugno 1890 sul suffragio universale, Il progetto sull’autonomia dell’Irlanda. I maggiori contributi rimangono, comunque, quelli dei primi anni di ricerca: in particolare, i saggi monografici su La divisione dei poteri nel governo costituzionale (Torino 1878), Il Senato nel governo costituzionale (Torino 1881), I diritti e i doveri dei pubblici ufficiali (Torino 1884), La responsabilità dei pubblici ufficiali (Torino 1885) e, soprattutto, la per molti versi pioneristica monografia Sulle leggi incostituzionali (Macerata 1889), unitamente allo studio Sui conflitti dei poteri nel diritto costituzionale (Macerata 1889), portati a compimento subito prima della sua venuta a Messina (ulteriori riferimenti bibliografici possono aversi dalla commemorazione fattane da S. Di Marzo, nell’Annuario della R. Università di Messina, 1908-1909, p. 137 ss.).

[13] Fu, tra l’altro, fondatore del partito laburista.

[14] Tra le sue opere principali, oltre ad un saggio su La questione del parlamentarismo (Firenze 1896), gli scritti monografici Il regicidio come dottrina politica (Milano 1901) e Il diritto di necessità nel costituzionalismo giuridico (Palermo 1903). I suoi interessi spaziavano però ben oltre l’ambito del diritto costituzionale. Scrisse, infatti, de Il diritto di espropriazione (Messina 1897), Il diritto di sciopero (Palermo 1920), Il pensiero politico di Dante (Messina 1925).

[15] Tra l’altro, viaggiò molto e ciò, riprendendo la notazione sopra fatta, ebbe non secondari riflessi negli ambienti coi quali entrò a contatto. Nel ’32 Balladore era, dunque, a Messina, l’anno appresso a Modena, da dove quindi passò a Genova (1934) e subito di seguito alla Cattolica di Milano (1935). Ebbe inoltre numerosi incarichi all’estero. Sul piano scientifico, non disdegnò di dedicarsi alla stesura di manuali e di altri scritti destinati alla scuola ma assai fruttuosamente utilizzati anche nella ricerca, tra i quali Diritto internazionale del lavoro, Diritto internazionale ecclesiastico, Introduzione alla dottrina dello Stato, Diritto internazionale privato, Diritto bellico, Diritto internazionale pubblico  e, per ciò che qui specificamente interessa, Diritto costituzionale.

[16] Autore di importanti contributi, di carattere sia generale (come Il diritto costituzionale italiano del 1909) che particolare (e, tra questi, La libertà della stampa e il diritto penale del 1896, Le relazioni fra la costituzione e l’amministrazione del 1898, Il nuovo regolamento giudiziario del Senato del 1901, il Suffragio universale del 1906, Il principio organico della costituzione politica del 1907, i Saggi di diritto e politica costituzionale del 1910).

[17] Angelo Ermanno Cammarata e Piero Bodda, di cui s’è già detto.

[18] Mi rende lieto il pensare che l’opera maggiore del Maestro calabrese, La costituzione in senso materiale, venuta alla luce – come si sa – nel ’40, sia stata elaborata proprio durante il soggiorno messinese del suo illustre autore, nel corso del quale furono dati alle stampe gli studi sul potere discrezionale, su nazione e Stato, sulla rappresentanza politica.

A Messina, Mortati insegnò anche Diritto corporativo, nel ’37/38, e Contabilità di Stato, nel ’38/39 (non si dimentichi che veniva dalla Corte dei conti…). Si trasferì, quindi, a Macerata, dove prese il posto di Esposito ed assunse altresì le funzioni di rettore (dal ’39 al ’41), per quindi passare dapprima a Napoli e poi a “La Sapienza” di Roma, fino alla sua chiamata alla Corte costituzionale.

[19] Assistente a Roma di Santi Romano dal ’44 al ’50, tenne presso quella sede per incarico diversi insegnamenti (Dottrina dello Stato, Diritto del lavoro e legislazione sociale, Diritto costituzionale italiano e comparato, Istituzioni di diritto pubblico, Diritto costituzionale nei corsi per reduci), fino a quando, vincitore di cattedra, non fu appunto chiamato a Messina (1950). Ha fatto parte della Commissione di studi per la riorganizzazione dello Stato presso il Ministero della Costituente ed è stato, inoltre, per un breve periodo (dal ’48 al ’50) funzionario della Camera. Negli anni immediatamente precedenti il suo arrivo a Messina e durante il suo soggiorno in quest’ultima, Gueli approfondì particolarmente lo studio delle transizioni costituzionali (del ’50 è il Diritto costituzionale provvisorio e transitorio, mentre il saggio su Le trasformazioni anticostituzionali delle istituzioni governative venne ospitato dagli Studi di diritto costituzionale in memoria di L. Rossi, del ’52).

[20] … neppure di Ettore Lombardo Pellegrino, cui pure era legato da vincolo di parentela per parte di madre (v. il Profilo biografico di Temistocle Martines, in Opere, I, Milano 2000, XV).

[21] … “senza il cui insegnamento, scientifico e morale, questo libro non sarebbe stato mai scritto”.

[22] Martines era del ’26: era, dunque, un giovinetto negli anni in cui Mortati era a Messina.

Su Mortati, v., peraltro, la testimonianza resa da Martines in occasione del Convegno su Costantino Mortati, costituzionalista calabrese, i cui Atti sono usciti, a cura di F. Lanchester, per i tipi della ESI (Napoli 1989). La si può vedere ora riprodotta, sotto il titolo Le Università di Mortati, in Opere, cit., IV, p. 301 ss.

[23] Mi pare tuttavia di ricordare che, molti anni addietro, durante una conversazione col Maestro, quest’ultimo tenne a farmi di sfuggita notare di non aver avuto per docente un costituzionalista. La qual cosa rende, dunque, ancora più credibile l’ipotesi fatta per prima nel testo.

(15 settembre 2008)