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Riforme costituzionali, il Senato approva in prima deliberazione

di Pier Luigi Petrillo
(Dottorando di ricerca in Diritto pubblico comparato presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Siena e collaboratore del Centro studi sul Parlamento della Luiss Guido Carli – e-mail ppetrillo@luiss.it)

Il 23 marzo 2005 il Senato ha approvato, in prima deliberazione, con 162 voti a favore e 14 contrari, il disegno di legge costituzionale n. 2544-B recante “Modifiche alla parte II della Costituzione”. In occasione del voto i senatori del centro-sinistra hanno abbandonato l’Aula per protesta.

Il provvedimento era stato presentato dal governo nell’ottobre 2003 al Senato che lo aveva approvato il 25 marzo 2004. Successivamente la Camera dei deputati approvava diverse modifiche al testo, licenziato, prima deliberazione, il 15 ottobre 2004 (sul punto si rinvia alle cronache presenti su questo stesso sito).

Nuovamente giunto al Senato, la Commissione Affari costituzionali, dal 19 novembre al 9 dicembre, audiva i prof.ri Giovanni Pitruzzella, Leopoldo Elia, Antonio Baldassarre, Beniamino Caravita di Toritto, Vincenzo Lippolis, Augusto Barbera, Vincenzo Cerulli Irelli, Lorenza Carlassare, e i rappresentati delle Regioni, delle Province, dei Comuni e delle comunità montane, oltre ad alcune delegazioni di associazioni e fondazioni operanti nel cd. terzo settore.

A conclusione delle audizioni, la I Commissione del Senato avviava il dibattito sul provvedimento, articolo per articolo, senza poterlo concludere. Il 15 febbario 2005, infatti, la Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari del Senato, deliberava, a maggioranza, la calendarizzazione del provvedimento in Aula ed il contingentamento dei tempi di discussione dello stesso. Il 17 febbraio 2005 l’Aula del Senato avviava la discussione del disegno di legge costituzionale, respingendo tutti gli emendamenti presentati, approvandolo nella seduta pomeridiana del 23 marzo.

In questa cronaca ci limiteremo a passare in rassegna, in modo schematico, i principali aspetti del provvedimento, individuando quattro temi chiave: 1) forma di governo, 2) bicameralismo, 3) rapporti Stato – Autonomie territoriali, 4) sistema delle garanzie.

1. In relazione alla forma di governo, il disegno di legge introduce il cd. “premierato” basato sull’elezione popolare diretta del Primo Ministro (non più Presidente del Consiglio) ed il rafforzamento dei suoi poteri sia verso il Consiglio dei Ministri sia verso gli altri poteri dello Stato (ed in special modo il Parlamento).

L’elezione del Primo Ministro e la “fiducia”.

La candidatura alla carica di Primo ministro avviene mediante collegamento con i candidati ovvero con una o più liste di candidati all'elezione della Camera dei deputati, secondo modalità stabilite dalla legge. La legge stessa disciplina l'elezione dei deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza, collegata al candidato alla carica di Primo ministro.

Sulla base dei risultati elettorali, il Presidente della Repubblica procede alla nomina del Primo Ministro. Spetta a quest’ultimo nominare e revocare i ministri, determinare la politica generale del governo, garantendo l’indirizzo politico e dirigendo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri.

Entro dieci giorni dalla nomina il (solo) Primo Ministro illustra sia alla Camera sia al Senato il programma di legislatura e la composizione del Governo, mentre la sola Camera dei deputati si esprime con un voto sul programma (al pari di quanto avviene, secondo i nuovi Statuti regionali, in molti Consigli).

Lo scioglimento della Camera.

Solo la Camera dei deputati può essere sciolta. Il Presidente della Repubblica, ex art. 88 della Costituzione come modificata dal provvedimento in esame, ne decreta lo scioglimento in quattro casi previsti:

  • su richiesta del Primo ministro che ne assume la esclusiva responsabilità;
  • in caso di morte del Primo Ministro o di impedimento permanente accertato secondo modalità fissate dalla legge;
  • in caso di dimissioni del Primo Ministro;

In questi tre casi il Presidente della Repubblica non decreta lo scioglimento qualora alla Camera, entro venti giorni, venga presentata e approvata una mozione, sottoscritta (e successivamente votata) dai deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, nella quale si dichiari di voler continuare nell’attuazione del programma e si indichi il nome di un nuovo Primo ministro.

  • in caso di approvazione della mozione di sfiducia.

Però se la mozione di sfiducia è respinta con i voti determinanti dell’opposizione il Primo Ministro è obbligato alle dimissioni e non si fa luogo a scioglimento solo se la stessa maggioranza parlamentare presenta una nuova mozione per continuare nell’attuazione del programma indicando il nome di un nuovo Primo ministro (art. 94, 4° c., Cost. modificata).

In ogni caso, non si dà luogo a scioglimento qualora la maggioranza espressa dalle elezioni, in numero non inferiore alla maggioranza dei componenti della Camera, presenta una mozione di sfiducia costruttiva che obbliga alle dimissioni il Primo ministro in carica.

Per alcuni, in dottrina, tali disposizioni, riconoscendo al Primo ministro il potere di chiedere lo scioglimento della Camera, introducono una forma di “premierato assoluto” (così Elia e Carlassarre nel corso dell’audizione presso la I Commissione del Senato nelle sedute del 18 novembre e del 9 dicembre 2004). Per altri, il Premier non ha alcun potere di minaccia nei confronti della Camera: se infatti ne richiede lo scioglimento contro la volontà della sua maggioranza, può essere sostituito dalla stessa (così Barbera secondo il quale tale disciplina assegna ai partiti più piccoli –“la minoranza della maggioranza”- un enorme potere di ricatto con l’effetto di avere un Premier debole ed ingessato: cfr. audizione, I Commissione Senato, 2 dicembre 2004).

I poteri del Governo in Parlamento.

Il disegno di legge costituzionale istituisce una doppia corsia preferenziale rafforzata da voto bloccato per i disegni di legge presentati dal Governo.

In primo luogo, infatti, il Primo Ministro può porre la questione di fiducia su tutti i disegni di legge (con il solo limite di quelli costituzionali o di revisione costituzionale) e chiedere che la Camera si esprima con priorità su ogni altra proposta e con voto conforme alle proposte del governo. In caso di voto contrario, il Primo Ministro si dimette (art. 94, c. 2, Cost. modificata).

In secondo luogo il Governo può chiedere che siano iscritti all’ordine del giorno di entrambe le Camere e votati entro tempi certi i disegni di legge presentati o fatti propri dal Governo stesso. Decorso il termine fissato per la messa in votazione di tali provvedimenti, il Governo può chiedere che la (sola) Camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal governo (art. 72, c.4, Cost. modificata).

Lo Statuto dell’Opposizione parlamentare.

Nel progetto in esame, trovano riconoscimento le opposizioni parlamentari.

Si dispone, infatti, che spetti al regolamento della Camera garantire i diritti delle opposizioni, ed in particolare prevedere che le presidenze delle commissioni d’inchiesta e delle commissioni cui sono attribuite compiti ispettivi, di controllo o di garanzia siano attribuite a “deputati appartenenti a gruppi di opposizione”. Ugualmente il regolamento dovrà stabilire le modalità di iscrizione all’ordine del giorno di proposte e iniziative indicate dalle opposizioni (cosa che, in realtà, è gia prevista agli articoli 23 e 24 r.C.).

Il regolamento del Senato, invece, stante la diversa natura di questo organo potenzialmente rappresentativo delle entità territoriali, ed estraneo al circuito fiduciario con il governo (come si dirà a breve), deve garantire i diritti delle minoranze, non meglio definite.

Inoltre, i regolamenti di entrambe le Camere dovranno prevedere i casi in cui il Governo deve essere comunque rappresentato dal Primo ministro o dal ministro competente (e, si ipotizza, anche le eventuali “sanzioni” tali comunque da non comportarne l’obbligo di dimissioni),

In origine il disegno di legge costituzionale riconosceva anche il Capo dell’Opposizione parlamentare, individuando l’Opposizione quale soggetto parlamentare unitario. Nel corso del dibattito alla Camera, nella seduta del 6 ottobre 2004, su proposta dei deputati del centro sinistra, è stato eliminato tale riferimento, in quanto, secondo l’on. Violante, “la forza del Parlamento nei confronti del Governo non è determinata tanto dai poteri che l’opposizione ha dentro quel Parlamento, ma dai poteri che il Parlamento complessivamente ha nei confronti del Governo”.

2. In relazione al secondo tema chiave, il provvedimento supera il tradizionale bicameralismo perfetto riconoscendo, da un lato, una diversità di rappresentanza (nazionale per la Camera, territoriale per il Senato) e, dall’altro, una supremazia della Camera verso il Senato nel procedimento legislativo.

Il Senato “federale”.

Il Senato è definito “federale” e si compone di 252 membri eletti in ciascuna Regione contestualmente alle elezioni dei rispettivi consigli regionali (tale disposizioni entrerà in vigore a partire dalla XVI legislatura e quindi, presumibilmente, dall’anno 2016). Non vi sono più seggi del Senato federale assegnati alla circoscrizione estero, mentre i senatori a vita “passano” alla Camera.

Nel caso in cui sono prorogati i Consigli regionali, sono prorogati anche i senatori in carica.

Spetta alla legge dello Stato disciplinare le modalità di elezione dei senatori, garantendone la rappresentanza territoriale.

Per essere eletti al Senato è necessario aver compiuto 25 anni di età (nella Cost. vigente 40 anni) e:

  • aver ricoperto o ricoprire cariche pubbliche elettive in enti territoriali locali o regionali, all'interno della Regione,
  • oppure essere stati eletti senatori o deputati nella Regione
  • oppure risiedere nella Regione alla data di indizione delle elezioni.

Possono partecipare ai lavori del Senato, senza diritto di voto e secondo modalità stabilite dal regolamento un rappresentante per ogni Regione ed un rappresentante per Regione eletto dal Consiglio delle autonomie locali (tra sindaci, presidenti di provincia o città metropolitana).

Il Presidente del Senato è eletto a maggioranza dei 2/3 dei componenti, ma dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Il regolamento disciplina il rinnovo periodico dell’ufficio di Presidenza.

Le deliberazioni del Senato non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti e senatori espressi da almeno un terzo delle Regioni e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale.

La Camera dei deputati.

La Camera si compone di 518 deputati di cui 500 eletti sul territorio nazionale e 18 dagli italiani residenti all’estero. A questi si aggiungono i deputati a vita (nel limite di tre) e gli ex Presidenti della Repubblica.

Sono eleggibili tutti coloro che hanno compiuto 21 anni di età (25 nella Cost. vigente).

Il Presidente della Camera è eletto a maggioranza dei 2/3 dei componenti, ma dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.

Il procedimento legislativo.

Sono previsti tre distinti procedimenti legislativi a seconda del contenuto del disegno di legge presentato: 1) a prevalenza Camera; 2) a prevalenza Senato; 3) bicamerale paritario.

1) A prevalenza Camera

La Camera esamina i disegni di legge concernenti le materie di competenza esclusiva statale (art. 117, c. 2, Cost. modificata), quelli di ratifica dei trattati internazionali di cui all’art. 80 Cost. vigente, e quelli di bilancio oltre al rendiconto consuntivo.

In questo caso, dopo l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera, il Senato può proporre entro 30 giorni (ovvero 15 se trattasi di conversione di decreto legge) modifiche, su cui decide in via definitiva la Camera.

2) A prevalenza Senato

Il Senato esamina i disegni di legge concernenti la determinazione dei principi fondamentali nelle materie a competenza concorrente (art. 117, c. 3, Cost. modificata).

In questo caso, dopo l’approvazione del disegno di legge da parte del Senato, la Camera può proporre entro 30 giorni (ovvero 15 se trattati di conversione di decreto legge) modifiche su cui decide, in via definitiva, il Senato.

Il Governo, però, ove ritenga che proprie modifiche proposte e non approvate dal Senato siano essenziali

  • per l’attuazione del programma approvato dalla Camera (in sede di “fiducia” implicita),
  • o nei casi che legittimano il potere sostitutivo statale verso le Regioni, ovvero: in caso di mancato rispetto da parte delle Regioni di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure in caso di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali,

può chiedere al Presidente della Repubblica (che ne verifica i presupposti) di autorizzare il Primo Ministro ad esporre le proprie ragioni al Senato che decide entro 30 giorni. Se tali modifiche non sono accolte, il disegno di legge è trasmesso alla Camera che decide in via definitiva a maggioranza assoluta.

3) Bicamerale paritario

La funzione legislativa dello Stato è esercitata collettivamente dalle due Camere per l’esame dei disegni di legge nelle seguenti materie:

  • determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale (art. 117,c. 2, lett. m);
  • legislazione elettorale; organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane e all’ordinamento della Capitale (art. 117, c. 2, lett. p);
  • federalismo fiscale (art. 119);
  • definizione dell’esercizio del potere sostitutivo statale (art. 120, c. 2);
  • sistema elettorale di Camera e Senato;
  • tutti i casi in cui la Costituzione rinvia espressamente alla legge dello Stato o della Repubblica o a leggi costituzionali o nei casi di:
  • definizione della partecipazione delle Regioni alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e all’attuazione ed esecuzione (art. 117, c. 5);
  • conferimento di ulteriori funzioni amministrative agli enti locali (art. 118, c. 2);
  • esercizio in forma associata delle funzioni dei piccoli comuni e delle comunità montane (art. 118 c.5);
  • definizione dei principi fondamentali relativi alle leggi elettorali regionali (art. 122, c. 1);
  • trasferimento di Comuni e Province da una Regione ad un’altra, mutamento delle circoscrizioni e istituzioni di nuove Province nel rispetto delle procedure previste (art. 132, c. 2 e art. 133, c. 2);
  • istituzione di una Commissione d’inchiesta (ex art. 82, c. 2);
  • istituzioni di Autorità amministrative indipendenti nazionali (ex art. 98bis).

Se non c’è accordo tra le Camere su un medesimo testo, i Presidenti delle due Camere “possono” convocare, d’intesa tra loro, una Commissione, composta da trenta deputati e da trenta senatori, secondo il criterio di proporzionalità rispetto alla composizione delle due Camere, incaricata di proporre un testo unificato da sottoporre al voto finale (senza possibilità di emendamenti) delle due Assemblee. I Presidenti delle Camere stabiliscono i termini per l’elaborazione del testo e per le votazioni delle due Assemblee.

Le questioni di competenza sono rimesse alla soluzione insindacabile (in alcuna sede, quindi né il Presidente della Repubblica in sede di promulgazione né la Corte Costituzionale in sede di ricorso) dei Presidenti delle Assemblee che possono anche deferire la decisione ad un Comitato paritetico composto da quattro deputati e quattro senatori.

Per i rappresentanti delle Regioni, delle Province e dei Comuni, auditi dalla Commissione Affari costituzionali del Senato, la tripartizione del procedimento legislativo rende il sistema complesso e macchinoso, ed è destinato ad aumentare la conflittualità tra Stato e Regioni, generando una “inedita conflittualità tra gli stessi rami del Parlamento” (così nella seduta del audizione 25 novembre 2004).

3. Il tema della modifica dei rapporti tra lo Stato e le Autonomie territorialirappresenta una vera e propria priorità per il governo. Già alcune settimane dopo la formazione dell’esecutivo, nel 2001, il governo presentò un disegno di legge costituzionale (a.S. 1187, d’iniziativa del Ministro per la devoluzione on. Bossi) volto ad attribuire competenze legislative esclusive alle Regioni, riscrivendo l’art. 117 della Costituzione vigente. Nell’ottobre 2003 il disegno di legge in esame ha recepito il testo del ddl presentato dal Ministro Bossi che era stato approvato, in prima deliberazione, dal Senato (5 dicembre 2002) e dalla Camera (14 aprile 2003).

Il riparto di competenze Stato – Regioni

L’art. 39 del disegno di legge cost. n. 2544-B, che modifica l’art. 117 della Cost. vigente:

  • Aggiunge alla competenza esclusiva statale materie nuove ovvero materie assegnate, nella Costituzione in vigore, alla competenza concorrente (art. 117, c. 3), sulla base della dimensione “nazionale” o “strategica” dell’interesse.

    In concreto alla competenza esclusiva statale sono ora aggiunte le seguenti materie: 1) la promozione internazionale del “sistema economico e produttivo nazionale”; 2) la politica monetaria; 3) la tutela del credito; 4) la tutela delle organizzazioni comuni di mercato; 5) le norme generali sulla tutela della salute, sicurezza e qualità alimentare; 6) la definizione dell’ordinamento della capitale (fatto salvo, però, il rinvio allo Statuto della Regione Lazio per la definizione dei limiti e delle modalità di esercizio delle forme particolari di autonomia – ex art. 32 disegno di legge); 6) le reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e le relative norme di sicurezza; 7) l’ordinamento della comunicazione; 8) l’ordinamento delle professioni intellettuali; 9) l’ordinamento sportivo nazionale; 10) la produzione strategica, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia; 11) l’ordinamento generale degli enti di autonomia funzionale; 12) l’esercizio in forma associata delle funzioni dei piccoli comuni e di quelli montani (fatto salvo quanto previsto dagli Statuti regionali); 13) la sicurezza del lavoro.
  • Modifica le materie di competenza concorrente (art. 117 3°c.), “rinominando” alcune materie di competenza esclusiva statale con il riferimento all’ “interesse regionale” o al “carattere regionale” ovvero non “strategico”. Secondo questo schema, spetterebbe allo Stato –che già è titolare della competenza esclusiva nelle stesse materie- dettare i principi fondamentali, ed alle Regioni le normative di dettaglio.

    Ad esempio la materia “ordinamento sportivo” attribuita dalla Costituzione vigente alla competenza concorrente, viene divisa tra la competenza esclusiva statale (“ordinamento sportivo nazionale”) e quella concorrente (“ordinamento sportivo regionale”), ovvero le materie “ordinamento della comunicazione” o “istituti o aziende di credito”. Stesso discorso vale per la materia “grandi reti di trasporto e navigazione”, attualmente concorrente, che diverrebbe esclusiva statale (“reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale”) e concorrente (“reti di trasporto e navigazione”), dovendo, poi, la legge statale, ex art. 118 Cost. modificata, disciplinare le forme di coordinamento tra Stato e Regioni in questo ambito. Stessa tecnica è stata utilizzata per la materia “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia”, mentre la materia “professioni”, attualmente concorrente, è stata suddivisa in “ordinamento delle professioni intellettuali” (esclusiva statale) e, semplicemente, “professioni” (concorrente).

  • Introduce la competenza esclusiva regionale (art. 117, c. 4) per:
  • l’assistenza e l’organizzazione sanitaria;
  • l’organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;
  • la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico delle Regioni;
  • la polizia amministrativa regionale e locale;
  • ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.

Per alcune di queste materie sono, però, previsti più livelli di competenza.

Così per la materia “salute” è prevista anche la:

  • competenza esclusiva statale: norme generali sulla tutela della salute;
  • competenza esclusiva statale: sicurezza e qualità alimentare;
  • competenza concorrente: alimentazione;

E ugualmente per la materia “istruzione” essendo previste anche la:

  • competenza esclusiva statale: norme generali sull’istruzione;
  • competenza concorrente: istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale.

L’interesse nazionale.

Il disegno di legge reintroduce la clausola dell’ “interesse nazionale”, cancellata dalla riforma del Titolo V del 2001. Secondo il provvedimento, il Governo può far valere tale interesse nei confronti delle Regioni, invitandole preventivamente a rimuovere le disposizioni ritenute pregiudizievoli; se non vi provvede entro 15 giorni, il Governo, nei successivi 15 giorni, sottopone la questione al Parlamento in seduta comune che può deliberare, entro ulteriori 15 giorni, a maggioranza assoluta, l’ annullamento della legge regionale in contrasto con l’interesse nazionale. E’ compito del Presidente della Repubblica, nei dieci giorni successivi alla delibera, emanare “il conseguente decreto di annullamento”.

Ritorna, quindi, la soluzione prevista dalla Costituzione del 1948 di ricorrere al Parlamento in seduta comune. Una soluzione, questa, in realtà mai attuata poiché il sindacato di merito della legislazione regionale è stato, in concreto, esercitato -insieme a quello di legittimità- dalla Corte costituzionale.

I poteri sostitutivi statali.

Spetta allo Stato (inteso sia come governo, sia come Parlamento) esercitare i poteri sostitutivi (art. 120 Cost.) nei confronti delle Regioni nel caso di:

  • mancato rispetto:
  • di norme e trattati internazionali
  • o della normativa comunitaria
  • pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica;
  • quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli esenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali.

A differenza di quanto disposto dalla Costituzione vigente, lo Stato si sostituisce non ad “organi” regionali e locali ma alle Regioni ed alle altre Autonomie locali “nell’esercizio delle funzioni loro attribuite dagli articoli 117 e 118” (ivi compresa la funzione legislative).

Il ricorso degli enti locali alla Corte costituzionale.

Il disegno di legge riconosce agli 8104 Comuni, alle 103 Province, alle future Città metropolitane, il diritto a ricorrere direttamente alla Corte costituzionale qualora ritengano che una legge o un atto avente forza di legge statale o regionale leda proprie competenze costituzionalmente attribuite, secondo le condizioni, le forme ed i termini definiti da una legge costituzionale.

Conferenza Stato-Regioni

E’ “costituzionalizzata” la Conferenza Stato-Regioni (che “deve” essere istituita) quale sede di raccordo tra il centro e la periferia. Con legge “possono” essere istituite anche altre Conferenze tra lo Stato, le Regioni e le Autonomie locali.

Forma di governo regionale e scioglimento del Consiglio

Il disegno di legge costituzionale modifica l’art. 126 della Costituzione in vigore, che ricollega lo scioglimento del Consiglio regionale alle dimissioni del Presidente della Giunta, alla sua morte od impedimento permanente. L’art. 44 del provvedimento in esame dispone che “non si fa luogo a dimissioni della Giunta e a scioglimento del Consiglio in caso di morte o impedimento permanente del Presidente della Giunta. In tale caso, lo statuto regionale disciplina la nomina di un nuovo Presidente, cui si applicano le disposizioni previste per il Presidente sostituito”.

Roma Capitale

Roma è la capitale della Repubblica e dispone di forme e condizioni particolari di autonomia, anche normativa, nelle materie di competenza regionale, nei limiti e con le modalità stabiliti dallo statuto della Regione Lazio.

Tale disposizione va letta in combinato disposto con l’art. 117 c. 2, lett. p),della Costituzione come modificata dal provvedimento, secondo cui è materia di competenza esclusiva statale l’ordinamento di Roma capitale. Possibile, quindi, il conflitto tra lo Statuto della Regione Lazio e la legge statale.

4. In relazione al cd. “sistema delle garanzie”, rimangono immutate le funzioni della Corte Costituzionale, ma non la sua composizione: dei 15 giudici, 7 sono nominati dalla Camera e dal Senato. Restano sostanzialmente gli stessi anche i “quorum” previsti per l’elezione dei Presidenti delle due Assemblee, dei giudici costituzionali, dei componenti del Csm. Il Presidente della Repubblica rappresenta la Nazione, è garante della Costituzione e dell’ “unità federale” della Repubblica.

L’ elezione del Presidente della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica (il quale deve avere una età minima di 40 anni, rispetto ai 50 previsti dalla Cost. vigente) è eletto dall’Assemblea della Repubblica composta:

  • dai 252 senatori e dai 518 deputati;
  • dai 22 Presidenti delle Giunte regionali;
  • da 2 delegati per ogni Regione (salvo 1 per la Valle d’Aosta e 1 per ciascuna Provincia autonoma) per un totale di 41 delegati regionali eletti dal Consiglio regionale in modo da assicurare la rappresentanza delle minoranze;
  • da 1 ulteriore delegato regionale in ragione di 1 delegato per ogni milione di abitanti nella Regione (eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze), per cui, ad oggi (censimento Istat 2001), vi sarebbero:
  • 4 delegati per il Piemonte;
  • 9 delegati per la Lombardia;
  • 4 delegati per il Veneto;
  • 1 delegato per il Friuli Venezia-Giulia;
  • 1 delegato per la Liguria;
  • 3 delegati per l’Emilia Romagna (potrebbero essere 4: il dato ufficiale è 3.983.346);
  • 3 delegati per la Toscana;
  • 1 delegato per le Marche;
  • 5 delegati per il Lazio;
  • 1 delegato per l’Abruzzo;
  • 5 delegati per la Campania;
  • 4 delegati per la Puglia;
  • 2 delegati per la Calabria;
  • 4 delegati per la Sicilia (potrebbero essere 5: il dato ufficiale è 4.968.991);
  • 1 delegato per la Sardegna;

per un totale di 48 ulteriori delegati regionali.

L’Assemblea della Repubblica risulterebbe, quindi, composta da 881 membri di cui 770 parlamentari e 111 delegati regionali.

Per i primi tre scrutini è eletto a maggioranza dei 2/3 dei componenti; per il quarto a maggioranza dei 3/5; dal quinto in poi è sufficiente la maggioranza assoluta (pari a 441).

Ruolo e poteri del Presidente della Repubblica.

Nel progetto di riforma è espressamente sancito il ruolo del Presidente della Repubblica quale “garante della Costituzione”.

Spetta al Capo dello Stato indire le elezioni della Camera e quelle dei senatori e fissa la prima riunione della (sola) Camera; nominare il Vice presidente del CSM nell’ambito dei componenti eletti dalle Camere; i Presidenti delle Autorità indipendenti ed il Presidente del CNEL, sentiti i Presidenti delle Camere; autorizzare, dopo aver verificato la sussistenza dei presupposti, la dichiarazione del Primo Ministro al Senato federale della Repubblica sull’essenzialità delle modifiche proposte ad un disegno di legge; emanare il decreto di annullamento di una legge regionale ritenuta, dal Parlamento in seduta comune, in contrasto con l’interesse nazionale.

Ogni atto deve essere controfirmato secondo le disposizioni costituzionali vigenti (la Camera ha, infatti, respinto, l’originario art. 24 del provvedimento che distingueva tra atti propri del Capo dello Stato, non soggetti alla controfirma ministeriale, ed atti solo formalmente presidenziali).

Regolamenti parlamentari e verifica dei poteri.

Il regolamento della Camera è adottato non più a maggioranza assoluta (come nella Cost. vigente) ma dai 3/5 dei componenti; rimane per quello del Senato l’approvazione a maggioranza assoluta.

Spetta a ciascuna Camera (a differenza di quanto avviene in altri ordinamenti a “funzionamento maggioritario” come la Germania, la Spagna o la Francia) giudicare dei titoli di ammissione dei propri componenti e delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità, entro termini stabiliti dai rispettivi regolamenti. L’accertamento della insussistenza dei titoli o della sussistenza di cause di ineleggibilità e incompatibilità è deliberata dall’Aula a maggioranza assoluta.

La Corte Costituzionale.

La Corte si compone di 15 giudici di cui: 4 nominati dal Presidente della Repubblica (nella Cost. vigente sono 5), 4 dalle supreme magistrature (nella Cost. vigente sono 5), 3 dalla Camera e 4 dal Senato federale.

Nei cinque anni successivi alla scadenza del mandato, il giudice costituzionale non può ricoprire incarichi di governo, cariche pubbliche elettive o di nomina governativa o svolgere funzioni in organi o enti pubblici individuati dalla legge.

Aumenta il carico di lavoro della Corte poiché, come si è detto, sono legittimati a ricorrere anche i Comuni, le Province e le Città metropolitane.

Il Consiglio Superiore della Magistratura.

Si prevede l’elezione di 1/6 dei membri del CSM da parte della Camera dei Deputati e di 1/6 da parte del Senato federale. Il Vicepresidente del CSM è nominato dal Presidente della Repubblica “nell’ambito dei componenti eletti dalle Camere”.

Le Autorità amministrative indipendenti.

Sono costituzionalizzate le Autorità amministrative indipendenti nazionali “per lo svolgimento di attività di garanzia o di vigilanza” in materia di diritti di libertà garantiti dalla Costituzione e su materie di competenza esclusiva statale (art. 98bis). I Presidenti delle Autorità sono nominati dal Capo dello Stato, sentiti i Presidenti delle Camere.

La procedura di revisione costituzionale.

Sopprimendo l’ultimo comma dell’art. 138, è sempre possibile ricorrere a referendum costituzionale per opporsi all’entrata in vigore di una legge costituzionale, anche ove questa sia approvata da entrambe le Camere a maggioranza dei 2/3.

5. Il disegno di legge costituzionale, a norma dell’art. 138 Cost. vigente, dovrà ora essere riapprovato da entrambe le Camere, a cominciare dalla Camera dei deputati che, al momento (aprile 2005), non ha ancora calendarizzato il provvedimento. In ogni caso, i deputati e i senatori saranno chiamati ad esprimere solo un voto favorevole o contrario, poiché il testo del provvedimento, secondo le norme dei rispettivi regolamenti, non può più essere modificato. Una volta approvato in seconda deliberazione, il disegno di legge sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, da quel momento, scatteranno i 3 mesi, previsti dall’art. 138, per la richiesta di referendum popolare.

(03/05/2005)


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