Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Home
Associazione Italiana dei Costituzionalisti
 
Dibattiti

 

Home :: Dibattiti :: La revisione della Costituzione

INTRODUZIONE DELLA “CLAUSOLA DI NECESSITÀ” E  TRASFORMAZIONE DEL SENATO note dopo il referendum costituzionale

di Salvatore Bonfiglio
(Professore associato di diritto costituzionale italiano e comparato nell’Università degli Studi “Roma Tre”)

Non si può sottovalutare l’ampia partecipazione dei cittadini al referendum costituzionale del 25 giugno 2006, e neppure ignorare che la prevalenza dei No non è da intendere quale spinta favorevole al conservatorismo istituzionale, inteso perfino nel segno di un “ritorno” al centralismo (basti pensare a quelle tendenze che mirano non tanto a modificare quanto a cancellare il terzo comma dell’art. 116 Cost. it. sul “regionalismo differenziato”).
Certo, ci sono parti significative del titolo V che devono essere ancora attuate – basti pensare al federalismo fiscale – ma è anche vero che altre andrebbero corrette, a cominciare  dall’art. 117.
Anche la riflessione critica sul riparto delle competenze legislative, però, non può ignorare la questione della trasformazione del Senato in una vera e propria Camera delle Autonomie territoriali, in quanto la necessaria razionalizzazione del modello cooperativo non può prescindere dalla realizzazione di un luogo di raccordo politico-legislativo.

Pure nel caso in cui si dovesse realizzare uno snellimento delle materie di legislazione concorrente, la determinazione dei principi fondamentali riservata alla legislazione dello Stato dovrebbe spettare ad un Parlamento nazionale che valorizzi il principio della rappresentanza territoriale. E anche gli studiosi che si sono espressi a favore del Si hanno evidenziato che uno dei punti di maggiore debolezza del progetto di riforma bocciato dal referendum costituzionale  del 25 giugno era, per l’appunto, la previsione di un Senato che oltre al nome non aveva proprio nulla di “federale”.

La partecipazione della Camera delle autonomie territoriali alla definizione della legislazione di principio servirebbe pure a ridurre la conflittualità tra Stato e Regioni, favorendo la cooperazione.
L’istituto parlamentare, dunque, va ripensato profondamente, a partire dalla valorizzazione della rappresentanza territoriale, per affievolire la tensione tra principio di autonomia e principio di cooperazione.

Del resto, è la stessa legge costituzionale n. 3 del 2001, al comma 1 dell’art. 11, a immaginare ulteriori sviluppi nel segno di una revisione del titolo I della parte seconda della Costituzione, lasciando intanto ai regolamenti parlamentari della Camera dei deputati e del Senato la possibilità di prevedere la partecipazione di rappresentanti delle Regioni, delle Province autonome e degli enti locali alla Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Inoltre, la trasformazione del Senato in una vera e propria Camera delle autonomie territoriali è opportuna soprattutto nel caso in cui si ritenesse utile introdurre nel nostro ordinamento la “clausola di necessità”, già prevista dall’art. 72, comma 2, della Legge Fondamentale della Repubblica federale di Germania “quando e nella misura in cui la creazione di condizioni di vita equivalenti nel territorio federale o la tutela dell’unità giuridica o economica nell’interesse generale renda necessaria una disciplina legislativa federale”. Ora, è noto che la clausola interviene in Germania nell’ambito della legislazione concorrente che non somiglia però alla legislazione concorrente prevista dalla Costituzione italiana basata sulla legislazione di principio. Anzi, con la recente riforma costituzionale in Germania la categoria delle leggi-quadro è stata abrogata con la conseguenza che sono state attribuite alla legislazione “concorrente” dei Länder e a quella esclusiva del Bund le materie che ricadevano nella suddetta categoria. La riforma, inoltre, ha anche ridotto l’ambito di applicazione della “clausola di necessità”.

In Italia, si potrebbe introdurre una “clausola di necessità” nelle materie sulle quali spetta alle Regioni la potestà legislativa esclusiva. Grazie all’introduzione della “clausola di necessità”, l’art. 116, comma 3, della Cost. it. sulle ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, potrebbe non essere modificato. Viceversa, andrebbe rivisto l’art. 120, comma 2, perché una volta introdotta la “clausola di necessità”, il potere sostitutivo del Governo si dovrebbe mantenere soltanto in casi limitati e specificatamente previsti dalla Costituzione stessa.

Roma, 18 ottobre 2006

(03 novembre 2006)


Home
Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Dibattiti | Cronache | Dossier | Materiali | Novità editoriali | Appuntamenti