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Home :: Dibattiti :: La revisione della Costituzione

Pubblichiamo un invito del Presidente professor Sergio Bartole, rivolto a tutti i soci dell'AIC, affinché intervengano nel dibattito sulle riforme istituzionali aperto da alcune settimane sul nostro sito

Invito al dibattito sulle riforme istituzionali

di Sergio Bartole
(Professore ordinario di Diritto costituzionale nell'Università di Trieste)

Dagli anni della sua fondazione l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti ha evitato di schierarsi a fianco di quanti favorivano o avversavano i progetti di riforma costituzionale che numerosi si sono succeduti in quest’ultimo ventennio. Nella presente temperie pare difficile che essa possa astenersi dal promuovere un dibattito fra i suoi soci sul disegno di legge costituzionale approvato dal Senato della Repubblica il 25 marzo 2004 e contenente modificazione di articoli della Parte II della Costituzione. Molti sono i luoghi di questo disegno che pongono problemi di compatibilità con gli insegnamenti consolidati della dottrina del diritto costituzionale e con i principi propri di quel patrimonio costituzionale europeo che la Corte di Giustizia Europea prima ed i trattati europei oggi chiedono al legislatore di rispettare ed attuare.

Per vero, come da più parti è stato fatto osservare, gli stessi comportamenti delle forze politiche ed il metodo di lavoro prescelto che hanno sin qui caratterizzato il procedimento di revisione costituzionale in atto meriterebbero di divenire oggetto di analisi, in quanto su di essi hanno pesato e pesano più del dovuto preoccupazioni di schieramento estranee alle ragioni che dovrebbero guidare la stesura di una costituzione destinata a reggere nel tempo le sorti del nostro Paese. Inoltre la stessa confezione tecnica dell'articolato solleva numerose perplessità e dubbi.

Ma anche prescindendo da questi aspetti contingenti, pur se di rilevante importanza, viene spontaneo formulare una serie di interrogativi cui il dibattito che si vuole promuovere, può portare il responso della scienza e della esperienza dei soci dell’Associazione, così fornendo anche al Consiglio Direttivo di questa una guida nell’ipotesi in cui la Camera dei Deputati, al pari del Senato della Repubblica, si rivolga a noi per chiedere l’opinione dei costituzionalisti italiani in materia. A scopo meramente esemplificativo, e seguendo l'ordine del testo, vengono qui indicati alcuni dei temi che potrebbero trovare svolgimento nel corso del dibattito.

Anzitutto ci si deve chiedere se sia ragionevole non solo mantenere ma accrescere la frantumazione della competenza a disciplinare fondamentali diritti fra Stato e Regioni e fra Camera dei Deputati e Senato e Senato federale.

Inoltre, se l'elezione di una parte dei giudici costituzionali ad opera del Senato federale può avere una ragionevole giustificazione, salvo a discutere sul loro numero, è molto più difficile capire perché si sia affidata al Senato federale l'elezione di un terzo dei componenti del Consiglio superiore della magistratura.

La qualificazione del Senato quale camera federale pare messa in discussione da un sistema di elezione su base regionale che rischia di ricalcare quello attuale, salva la coincidenza delle elezioni per il Senato con quelle dei Consigli regionali che può produrre un effetto opposto a quello desiderato, dando la precedenza agli interessi delle forze politiche nazionali su quelli delle forze regionali e locali. Ma forse questo è anche l’obiettivo attualmente perseguito dal legislatore, come può lasciare credere la nuova formulazione dell’art. 67, il cui inusitato dettato merita di essere valutato anche in relazione all’altrettanto misteriosa formulazione del vigente primo comma dell’art.114.

Ci si può chiedere se il progettato superamento del regime parlamentare tradizionale debba necessariamente comportare il ridimensionamento di poteri del Capo dello Stato, specie se esercitabili in un rapporto di collaborazione con l'Esecutivo ( vedi l'autorizzazione alla presentazione dei disegni di legge ). Merita anche attenzione il bilanciamento fra i fattori di rigidità introdotti con la nuova disciplina dello scioglimento e gli elementi di flessibilità sempre presenti nei sistemi parlamentari.

L’esposizione in dettaglio dei contenuti del regolamento della Camera lascia aperta la questione di che cosa si nasconda dietro la distinzione fra poteri della maggioranza e diritti dell’opposizione.

L’art. 70 disegna un procedimento pesante di formazione delle leggi con una ripartizione di compiti fra Camera dei Deputati e Senato federale, che sembra - ad esempio - contraddire la stessa scelta del riparto di funzioni fra Stato e Regioni nella misura in cui affida al Senato la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di competenza concorrente che dovrebbero esprimere gli interessi unitari del Paese, e non invece la salvaguardia dell'autonomia delle Regioni verso leggi cornice troppo intrusive. Non è chiaro se lo stesso riparto di compiti si applica alle leggi di conversione dei decreti-legge, forse mettendone una volta per tutte a rischio la funzionalità, ma con quali conseguenze per il sistema?

La formula che affida ad una composizione politica la soluzione di eventuali conflitti fra le Camere andrebbe coordinata con la possibilità che la questione venga comunque sollevata in giudizio in via incidentale e finisca alla Corte Costituzionale.

L’art. 116 primo comma nulla dice a proposito del luogo ove si deve raggiungere l’intesa ai fini dell’approvazione degli statuti regionali speciali.

E’ ragionevole invertire la marcia che aveva avvicinato il nostro a quelli ordinamenti in cui è fatto obbligo al legislatore di confermarsi agli impegni internazionali assunti con trattati ratificati?

Ha senso affidare al Senato la valutazione dell’interesse nazionale assicurando poi a quella deliberazione l’imputazione all’unità dello Stato con l’intermediazione di un decreto del Presidente della Repubblica che espone questi al rischio di conflitti con le Regioni per decisioni altrui? Vi è connessione fra questa disposizione e la correzione dell’art. 87 che vuole il Presidente rappresentante dell’unità federale della Nazione? Ma federale è lo Stato o la Nazione?

Questi sono alcuni esempi degli interrogativi che il testo solleva. Molti altri se ne potrebbero indicare scendendo ad un esame analitico, del resto necessario, delle singole disposizioni. Ad esempio, non è chiaro se e come debba essere votata la mozione prevista nell'ultimo comma del nuovo art. 92. E non è chiara la formula trovata per coordinare scioglimento anticipato dei Consigli regionali e continuità del Senato federale.

Siamo, quindi, convinti che vi è abbondanza di materiale per aprire una discussione puntualmente riferita ai problemi sollevati dal testo, alla quale tutti i soci dell'Associazione sono invitati a partecipare con contributi che per ovvie ragioni di convenienza dovrebbero essere stringati, e quindi contenuti nell'ordine di 2/3 pagine.

(24/05/2004)


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