Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Home
Associazione Italiana dei Costituzionalisti
 
Dibattiti

 

Home :: Dibattiti :: Laicità e Stato costituzionale

Meglio la costituzione che una legge dello stato a garanzia dell'uguaglianza e delle libertà in materia religiosa

di Sergio Lariccia
(Professore ordinario di diritto amministrativo nell’Università di Roma “La Sapienza”)

È imminente la discussione alla camera dei deputati di due proposte di legge sulla libertà religiosa in Italia e sull’abrogazione della legislazione sui culti ammessi del 1929-‘30: cinque anni fa, nella XIV legislatura, sempre alla camera dei deputati, con il titolo Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi, era stato presentato un progetto di legge di iniziativa governativa (n. 2531 del 18 marzo 2002), pubblicato nel secondo fascicolo dell’annata 2002 della rivista Quaderni di diritto e politica ecclesiastica, pp. 593-603, che non è stato poi approvato. Il progetto di legge era composto, come le due proposte di legge attualmente in discussione, di quattro capi: I. Libertà di coscienza e di religione; II. Confessioni e associazioni religiose; III. Stipulazione di intese ai sensi dell’articolo 8 della costituzione; IV. Disposizioni finali e transitorie.

L’11 gennaio 2007 si è svolto, nella sala del Mappamondo della camera dei deputati un’audizione parlamentare, presso la prima commissione (affari costituzionali), presieduta dall’on. prof. Luciano Violante, alla quale sono stati invitati a partecipare i seguenti professori: Maria Pia Baccari, Giuseppe Casuscelli, Nicola Colaianni, Giuseppe Dalla Torre, Sara Domianello, Silvio Ferrari, Pierfrancesco Grossi, Massimo Introvigne, Samia Khouider, Sergio Lariccia, Luigi Lombardi Vallari, Annibale Marini, Francesco Saverio Marini, Domenico Maselli, Cesare Mirabelli, Luciano Musselli, Vittorio Possenti, Marco Ventura, Francesco Zannini, Nicolò Zanon.

L’audizione parlamentare è stata presieduta dall’on. prof. Luciano Violante e ad essa hanno partecipato l’on. prof. Roberto Zaccaria che, come relatore delle due proposte di legge, ha svolto una breve introduzione ai lavori, gli on.li Marco Boato e Valdo Spini, primi presentatori delle due proposte di legge, e alcuni deputati.
Quello che segue è il testo scritto del mio intervento, consegnato, prima dell’audizione parlamentare, all’on. Prof. Luciano Violante e all’on. Prof. Roberto Zaccaria.

[Roma, Camera dei deputati, 11 gennaio 2007]
Un parere contro queste proposte di legge in materia religiosa

Le due proposte di legge con riferimento alle quali si svolge l’odierna audizione parlamentare contengono i seguenti capi: capo I: Libertà di coscienza e di religione (artt. 1-14); capo II: Confessioni e associazioni religiose (artt. 15-26); capo III: Stipulazione di intese (artt. 27-36); Capo IV: Disposizioni finali e transitorie (artt. 37-41).
Preferisco essere sincero:  partecipo a questa audizione con la ferma intenzione di dire tutto quel che penso per tentare di ostacolare l’approvazione delle due proposte di legge contenenti Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi, presentate il 28 aprile 2006 dagli on.li Boato e Spini (ed altri: Amici, Benzoni, Chiaromonte, Chiti, Cialente, Cordoni, Crisci, Dato, Gianni Farina, Fedi, Fincato, Franci, Giulietti, Grillini, Leoni, Mantini, Maran, Mariani, Marone, Nicchi, Rugghi, Sanna, Sasso, Sposetti, Tessitore, Canotti, Zunino).

Voglio premettere che non credo nella prospettiva, oggi in Italia, di un regime separatista, anche perché il diritto comparato, l’esperienza pratica e le valutazioni teoriche insegnano che non è la separazione tra stato e chiese a garantire l’uguaglianza fra i vari culti; da sempre, come cittadino, come docente e come studioso, sono impegnato nel perseguire l’obiettivo della creazione di un ordinamento democratico nel nostro paese.

Da sempre, per me significa un periodo più lungo di 50 anni: un lungo e faticoso cammino di studi, di libri ed articoli scritti, di interventi orali presentati a convegni, di dibattiti, discussioni, incontri e scontri svoltisi con la partecipazione di moltissime persone: colti ed incolti, credenti e non credenti, italiani e stranieri. Mi sono iscritto alla facoltà di giurisprudenza di Roma nel novembre 1953, ho studiato il diritto ecclesiastico con Arturo Carlo Jemolo, mi sono laureato nel 1957, ho vissuto l’appassionante esperienza della lettura, direi dello studio, delle riviste Belfagor fondata e diretta da Luigi Russo e Il Ponte fondata e diretta da Piero Calamandrei: ed è sull’ultimo fascicolo di quest’ultima rivista, il n. 12 del 2006; che è pubblicato un mio articolino su L’impegno di Piero Calamandrei per la laicità dell’Italia democratica [ivi, pp. 78-94].

Nel 1953, dalla lettura del primo fascicolo del Ponte di quell’anno, in particolare dall’appassionata prosa di Giorgio Spini, ho potuto apprendere la desolante situazione di persecuzione dei protestanti in Italia, negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della costituzione, quando la causa della libertà religiosa veniva perorata in parlamento da uomini delle più diverse parti politiche e sulla stampa da scrittori dell’autorità di Gaetano Salvemini e Arturo Carlo Jemolo. Vi prego, on.li deputati, andate a rileggervi le pagine del grande storico Giorgio Spini per conoscere questa pagina nera della storia della nostra repubblica e per comprendere le forme e gli strumenti del regime di persecuzione religiosa adottato nei primi anni dell’Italia democratica (G. Spini, La persecuzione degli evangelici in Italia, in Il Ponte, 1953, n. 1, pp. 1-14].

Sono passati molti anni da allora e pur nella consapevolezza di quanto mutate siano le condizioni di rispetto dei diritti costituzionali in materia religiosa, occorre purtroppo dire che anche oggi, 11 gennaio 2007, l’ordinamento italiano, con riferimento alla materia religiosa, non è un ordinamento democratico: non lo è perché: 1. non è garantito il principio di laicità delle istituzioni repubblicane (un ordinamento o è laico o non è democratico); 2. non è garantita l’uguaglianza dei cittadini e delle confessioni religiose davanti alla legge; 3. non è garantita l’eguale libertà delle confessioni religiose, giacché, come aveva giustamente osservato Lelio Basso, nella relazione della proposta di modifica costituzionale presentata in parlamento il 27 febbraio 1972, l’eguale libertà delle confessioni religiose risulta violata ogni qual volta ad una confessione religiosa sia offerta « la possibilità di una esplicazione più accentuata di libertà  » (pag. 16 della Relazione), e la libertà si trasformi dunque in privilegio (in violazione della costituzione italiana e dei principi del concilio Vaticano II: ricordo in particolare il par. 76 della costituzione conciliare Gaudium et Spes, nella quale si precisava che la chiesa cattolica avrebbe rinunciato all’esercizio dei diritti legittimamente acquisiti ove la loro presenza avesse fatto dubitare della sincerità della sua testimonianza nel mondo); 4. non sono garantite, anche dopo la stipulazione del concordato di villa Madama del 18 febbraio 1984, le libertà di religione e verso la religione di moltissimi italiani, credenti e non credenti, bambini e adulti, donne e uomini, alunni e insegnanti, dentro la scuola e fuori della scuola; 5. non è garantita l’eguaglianza tra credenze religiose e credenze filosofiche e tra confessioni religiose e organizzazioni non confessionali e filosofiche; 6. sono tuttora previsti, in materia religiosa, controlli esercitati da giudici, come quelli del consiglio di stato, che non godono delle necessarie garanzie di indipendenza nei confronti del potere esecutivo e non hanno competenze in materia di diritti soggettivi (soprattutto dopo la sentenza della corte costituzionale n. 204 del 2004), mentre in tale materia sussistono, garantiti dalla carta costituzionale dell’Italia democratica, diritti costituzionali, e dunque diritti, non interessi legittimi.

In proposito ritengo inesatta l’affermazione, riferita dai giornali di ieri, che la costituzione italiana non garantisca la piena eguaglianza di trattamento a tutte le confessioni religiose: è questa un’affermazione datata, se così si può dire, nel senso che non tiene conto dell’importante contributo offerto dalla giurisprudenza costituzionale, nell’attuazione del principio che Paolo Barile definiva di “ capacità espansiva della costituzione ”, e dalla dottrina di diritto costituzionale (ricordo in particolare il contributo di Livio Paladin e Costantino Mortati), a favore della tesi dell’applicabilità anche ai gruppi sociali e alle confessioni religiose del principio costituzionale di eguaglianza contenuto nell’art. 3 cost. [può leggersi in proposito il mio scritto L’eguaglianza delle confessioni religiose di fronte allo Stato, pubblicato nel volume a cura di Anna Ravà, Individuo, gruppi, confessioni religiose nello Stato democratico, Milano, Giuffrè, 1973, pp. 421-32]: nella costituzione a disciplinare la materia religiosa non vi sono soltanto gli articoli 7, 8 e 19 ma vi sono anche, direi soprattutto, gli articoli 2 e 3 della costituzione [per riferimenti sul punto rinvio ai miei manuali di Diritto ecclesiastico, III ed., Padova, Cedam 1986 e Diritto amministrativo, II ed, 2° vol., Padova, Cedam, 2006].

Se si valuta il problema dal punto di vista costituzionale, ritengo non conforme alle disposizioni costituzionali la descrizione del condominio dei tre piani occupati dagli utenti dei diritti costituzionali in materia religiosa, descrizione fatta dall’on. Spini, nella sua intervista pubblicata su la Repubblica di ieri. Rispondendo all’intervistatore, il quale ricordava all’on. Spini l’obiezione del teologo valdese Paolo Ricca, il quale avverte che le parole del cardinale Betori rischiano di contraddire il principio di uguaglianza e l’osservazione del portavoce della comunità ebraica Riccardo Pacifici, il quale sottolinea il rischio di portare le lancette della storia indietro, l’on. Spini osserva « Fanno benissimo a dire  questo. Betori  parla da cattolico e difende una costruzione che ha tre piani. Al secondo ci sono i cattolici che hanno l’articolo 7 della costituzione e un trattato internazionale. Al primo ci sono le religioni che hanno sottoscritto le intese. Al piano terra ci sono quelli che aspettano una legge sulla libertà religiosa che valga per tutti». Ma è proprio sicuro l’on. Spini che la natura giuridica del concordato sia quella di un trattato internazionale? [può vedersi sul punto P. Bellini, Per l’abrogazione del regine concordatario in Italia, ripubblicato in Il tetto, 2006, n. 12, pp. 27-39). Ed inoltre, se noi, anziché sugli artt. 7 e 8 della costituzione, poniamo l’accento sugli artt. 2 e 3 cost., in conformità a una tendenza che risulta evidente nella maggior parte degli studi dedicati all’interpretazione delle disposizioni costituzionali in materia religiosa, non vi è dubbio che i cittadini italiani devono tutti abitare sullo stesso piano di un condomino, per ripetere l’espressione adottata dall’on. Spini: ed infatti, ai sensi dell’art. 2 cost. la repubblica riconosce i diritti inviolabili di tutte le donne e di tutti gli uomini, sia, come singoli sia nelle formazioni sociali nelle quali si svolge la loro personalità, e, ai sensi dell’art. 3 cost., tutti cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di religione.

Di tutto questo (laicità, garanzie di uguaglianza, pari dignità sociale, eguale libertà, libertà verso la religione, giurisdizione dei giudici italiani competenti in materia di diritti soggettivi…) non vi è traccia nelle due proposte di legge e dunque le due proposte di legge, ove approvate, determinerebbero un decisivo peggioramento delle condizioni di uguaglianza e di libertà di tutti i cittadini.

Occorre infatti ritenere che le tre formule che devono comunque essere contemplate ed espressamente regolamentate in qualunque disciplina legislativa sul fenomeno religioso di un ordinamento democratico, quale si spera diventi al più presto l’ordinamento italiano, sono: la laicità delle istituzioni repubblicane (non basta dire dello stato, dopo l’approvazione del nuovo art. 114 cost.) [S. Lariccia, La laicità della Repubblica italiana, in Corte costituzionale e processo costituzionale, a cura di A. Pace, Milano, Giuffrè, 2006, pp. 417-44; La laicità delle istituzioni repubblicane italiane, in Democrazia e diritto, 2006, pp. 89-110, Libertà delle confessioni religiose e simboli religiosi, in Diritto ecclesiastico e Corte costituzionale, a cura di R. Botta, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 217-30], l’eguaglianza dei cittadini e delle confessioni religiose [Id., Gruppi sociali ed eguaglianza giuridica, in Foro amm. 1966, III, pp. 117-211; L’eguaglianza delle confessioni, cit.], le libertà di religione e verso la religione [Id., Le libertà di religione e verso la religione, in Teoria e prassi delle libertà di religione, a cura di P. Bellini, Bologna, il Mulino, 1975, pp. 313-422].

Senza dimenticare che, se è vero che, come osserva l’on. Spini, nella citata intervista, la proposta di abolizione del concordato « vorrebbe dire no all’approvazione della legge » (c.d. legge sulla libertà religiosa), è anche vero che dire si all’approvazione delle due proposte di legge significa dire definitivamente no all’abolizione del concordato, obiettivo ritenuto invece tuttora importante da una parte dell’opinione pubblica italiana, che dimostra segni di crescente insofferenza verso le norme concordatarie.

Che l’abrogazione della legislazione fascista degli anni 1929-1930 costituisca un obiettivo degno di essere perseguito, obiettivo per il cui raggiungimento ho impegnato molto tempo della mia vita ed ho svolto molte mie ricerche nei decenni scorsi [si può consultare in proposito il mio sito www.sergiolariccia.it], non giustifica l’approvazione di una legge che è più restrittiva, per l’esercizio dei diritti di libertà e di uguaglianza, rispetto alle disposizioni della carta costituzionale del 1948. Molte disposizioni delle due proposte di legge – ricordo a titolo d’esempio quelle relative al riconoscimento della personalità giuridica, disciplinato negli artt. 16-20 delle proposte stesse, con la previsione di un riconoscimento di tipo amministrativo, anziché normativo – sono ancorate a regole e principi che caratterizzavano il sistema giuridico italiano negli anni anteriori all’entrata in vigore della costituzione italiana ed erano state contemplate durante il regime fascista.

Come ho avuto occasione di scrivere, quasi vent’anni fa, in un mio libro [Coscienza e libertà. Principi costituzionali del diritto ecclesiastico italiano, Bologna, il Mulino, 1989], accogliendo una proposta del caro amico prof. Giorgio Peyrot, purtroppo scomparso pochi mesi fa, la soluzione più opportuna è quella di approvare una legge avente il seguente tenore: « La legge 24 giugno 1929, n. 1159 sull’esercizio dei culti ammessi nello Stato e il regio decreto 28 febbraio 1930, n. 289 contenente norme per l’attuazione della predetta legge sono abrogati ».

Per la garanzia dei diritti di libertà e di uguaglianza dei cittadini e dei non cittadini in Italia è meglio che rimangano nella loro pienezza le garanzie contemplate nella costituzione e che il potere di interpretarne il contenuto ed i limiti continui a spettare alla corte costituzionale e ai giudici ordinari del nostro paese.

(18/01/2007)


Home
Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Dibattiti | Cronache | Dossier | Materiali | Novità editoriali | Appuntamenti