Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Home
Associazione Italiana dei Costituzionalisti
 
Dibattiti

 

Home :: Dibattiti :: Internet e libertà costituzionali

Internet e libertà di espressione - una relazione pericolosa?

di Andrea De Petris
(Dottore di Ricerca in Teoria dello Stato e Istituzioni Politiche comparate, Università "La Sapienza", Roma)

Un recente caso giudiziario seguito alla sentenza di una Corte di Appello californiana sta mettendo in discussione l'esercizio della libertà di espressione sulla Rete, minacciando la natura stessa della comunicazione sul Web.

1. I fatti all'origine della vicenda riguardano una vertenza previdenziale tra la Intel, azienda americana produttrice di processori per computers, ed un suo ex dipendente, Kourosh Kenneth Hamidi. Dopo un aspro contenzioso con la Intel, che si concluse con il suo licenziamento nel 1995, Hamidi è divenuto principale portavoce di un'organizzazione (FACE-Intel, Former and Current Employees of Intel), che mira a fornire assistenza a dipendenti di Intel in caso di dissidi occupazionali con l'azienda. In questa veste, nell'arco di due anni Hamidi ha inviato sei messaggi via e-mail a gruppi di impiegati Intel variabili tra le 8.000 e le 35.000 unità, nei quali si ammonivano i dipendenti in merito ai rischi che la richiesta di riconoscimento di indennizzo per danni subiti nello svolgimento dell'attività lavorativa poteva comportare, criticando inoltre le pratiche occupazionali applicate dalla Intel, descritte come discriminatorie ed offensive nei confronti del personale.

Dopo aver tentato inutilmente di bloccare l'invio di tali messaggi, la Intel ha citato in giudizio Hamidi per turbativa (nuisance) e trespass to chattel (una particolare forma di violazione della proprietà privata), con l'intenzione di arrestare la sua attività. La Corte Superiore della California della Contea di Sacramento ha emesso una prima ingiunzione contro Hamidi, proibendogli di continuare ad inviare e-mail a dipendenti della Intel sul posto di lavoro, per poi sancire una conclusiva sentenza di condanna ai suoi danni per trespass to chattel (Intel Corp. v. Hamidi, 94 Cal.App.4th 325). I legali di Hamidi hanno ora portato la controversia davanti alla Corte Suprema della California, nella speranza di ottenere una revisione della decisione emessa dalla Corte di Appello.

2. La sentenza che la Corte Superiore della California ha emanato, con l'importante voto dissenziente di uno dei tre giudici, applica come detto al caso il reato di trespass on chattel, ma in una concezione del tutto rivoluzionaria della fattispecie giuridica in questione. A differenza del tradizionale caso di trespass, per aversi il quale è sufficiente la semplice violazione di una proprietà privata, l'azione di trespass on chattel richiede infatti che, a seguito della violazione, la proprietà violata subisca anche danni o deterioramenti. Secondo l'opinione maggioritaria della Corte, il semplice invio dei messaggi e-mail ai dipendenti della Intel costituisce tanto una violazione che un danneggiamento della proprietà privata (le caselle di posta elettronica appartengono al server interno della ditta), in quanto la Intel ha lamentato una perdita di produttività del personale e la necessità di rassicurare i propri impiegati - demoralizzati dai comunicati di Hamidi - della stabilità del loro posto di lavoro, nonché di essere stata costretta assumere provvedimenti tecnici tesi a bloccare l'azione di disturbo.

In realtà, osservano sia i legali di Hamidi che il giudice Kolkey nella sua dissenting opinion, sembra del tutto improprio applicare un'azione di trespass on chattel al caso in questione, dal momento che la proprietà del ricorrente - in questo caso il server della Intel - non ha subito danneggiamenti di alcun genere dall'invio di messaggi e-mail da parte di Hamidi. Il motivo reale del ricorso da parte della Intel riguarda infatti il contenuto dei comunicati, e non il loro effetto sull'apparato informatico dell'azienda. L'opinione della Corte, per la quale la semplice emanazione di un segnale elettronico provocata dalle e-mail di Hamidi costituisce violazione e addirittura danneggiamento della proprietà privata, potrebbe provocare conseguenze devastanti per il futuro funzionamento di Internet. Ad essere messa in discussione nella vicenda è in realtà la stessa natura della Rete delle Reti. Accogliendo la posizione maggioritaria dei giudici di Sacramento, difatti, praticamente qualunque applicazione posta in essere su Internet potrebbe essere sanzionata come trespass on chattel, dal momento che ogni atto del genere provoca l'emissione di segnali elettronici che nella stragrande maggioranza dei casi penetrano in strutture informatiche private. Non solo il semplice invio di e-mail, a prescindere dal loro contenuto, ma anche un'indagine sulla Rete condotta attraverso uno dei tanti motori di ricerca disponibili, o l'ingresso in una pagina Web conseguito cliccando su un qualunque link potrebbero essere inibiti su richiesta del proprietario di uno dei server coinvolti nell'operazione.

3. Alla base della vicenda sta, evidentemente, l'improprio tentativo di applicare al cyberspazio una disciplina sorta per regolare fattispecie giuridiche specifiche dello spazio reale. Come ha giustamente osservato il giudice dissenziente Kolkey nella sua relazione, se la ricezione di una comunicazione elettronica da parte di un server privato costituisce trespass on chattel, allora sia telefonate e fax non richiesti che l'indesiderata emissione di onde radiofoniche e televisive dovrebbero subire la medesima sanzione, con conseguenze facilmente immaginabili per il futuro degli organi di comunicazione.

Per la sua peculiare natura, in altre parole, il cyberspazio non è paragonabile allo spazio reale: vietare l'emissione di messaggi elettronici non richiesti solo perché si è in dissenso con il loro contenuto, pertanto, equivarrebbe di fatto ad introdurre una potenziale abolizione al generale esercizio della libertà di espressione sulla Rete - che invece ne costituisce il primo, irrinunciabile segno distintivo.

Nel momento in cui scriviamo non è possibile conoscere quando la Corte Suprema della California valuterà la richiesta di revisione avanzata dai legali di Hamidi.

(20/12/2002)

N.B. Documenti e materiali sulla vicenda possono essere rinvenuti anche sul sito di Hamidi: www.intelhamidi.com

Letteratura consigliata:

  • Burk, Dan, The Trouble With Trespass, 4 J. Small & Emerging Bus. L. 27, 31-39, 43-56 (2000)
  • Goldstone, David J., A Funny Thing Happened on the Way to the Cyber Forum: Public v. Private in Cyberspace Speech, 69 University of Colorado Law Review, 1, 17 (1998)
  • Developments in the Law - The Law of Cyberspace, 112 Harvard Law Review 1574, 1622-34 (1999)

Home
Attività | Organizzazione | Link | Redazione web e cont@tti
Dibattiti | Cronache | Dossier | Materiali | Novità editoriali | Appuntamenti