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Dichiarazione contro il disegno di legge in materia di prescrizione

di Leopoldo Elia
(Presidente Emerito Corte Costituzionale)

Come cittadino, prima ancora che come costituzionalista, sento il dovere di associarmi all’appello che numerosi e qualificati professori di diritto penale hanno rivolto ai senatori della Repubblica in procinto di deliberare sul disegno di legge che abbrevia i tempi della prescrizione per ampie classi di reati. Nel testo dell’appello, elaborato da illustri maestri delle Università milanesi, si denunziano, oltre alle gravissime conseguenze pratiche sull’attività giudiziaria in corso ed ai sicuri effetti criminogeni in futuro, anche vizi di costituzionalità, con la violazione dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza da parte delle principali disposizioni del disegno di legge già approvato dalla Camera. Condivido la censura per l’intima contraddittorietà di un testo che, mentre aggrava le pene per alcuni reati, anche gravi, vanifica l’efficacia deterrente delle nuove norme garantendo, stante anche la durata dei processi italiani, una sicura impunità, specie per chi può sostenere le spese dei tre gradi di giudizio. Aggiungerei per parte mia un ulteriore profilo di incostituzionalità per offesa all’art. 3 della Costituzione consumata con l’approvazione di una legge che viola il divieto di leggi personali. Ammoniva Carlo Esposito nel suo saggio Eguaglianza e giustizia nell’art. 3 della Costituzione (La Costituzione italiana, Padova, 1954, p. 55, nota 81): “Né importa, ai fini del divieto, che il provvedimento personale sia stato espresso con una formula generale, se in sede di interpretazione risulti che il provvedimento che, secondo lettera, sarebbe generale, invece era sostanzialmente individuale. Volontà della legge non è infatti quella apparente, ma quella sostantiva”.

Vorrei che anche i costituzionalisti, tenuto conto dell’urgenza per i tempi del procedimento legislativo, facessero sentire la loro voce di civile dissenso.

(22/02/2005)


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