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La Corte costituzionale interviene sulla forma di governo regionale e sul sindacato di legittimità costituzionale degli statuti. Sent. n. 304/2002

Di Andrea Buratti - burattiandrea@hotmail.com
(Dottorando di ricerca in "Teoria dello Stato ed Istituzioni politiche comparate" - Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma "La Sapienza")

Con la sentenza n. 304 del 2002, la Corte costituzionale affronta - per la prima volta dopo l'approvazione della l. cost. n. 1 del 1999 - i nodi relativi alla potestà statutaria delle Regioni a statuto ordinario ed alla forma di governo delle stesse.

Oggetto del giudizio di legittimità costituzionale è la deliberazione legislativa statutaria adottata, in seconda votazione, il 24 luglio 2001 dal Consiglio regionale della Regione Marche e recante "Disciplina transitoria in attuazione dell'art. 3 della legge costituzionale 22 novembre 1999, n. 1". La delibera consiliare disponeva che, fino all'approvazione del nuovo statuto regionale, fosse il vicepresidente della Giunta regionale a sostituire il Presidente in caso di morte o di impedimento permanente, in deroga al principio aut simul stabunt aut simul cadent, previsto dall'art. 126 Cost.

La Corte affronta preliminarmente i profili d'inammissibilità dell'impugnazione statale, avvenuta successivamente alla pubblicazione della seconda delibera del Consiglio regionale (pubblicazione a fini notiziali, atta a far decorrere i termini per la richiesta del referendum popolare confermativo sulla delibera), e non a seguito della pubblicazione integrativa dell'efficacia, la quale, come nel procedimento ex art. 138 Cost., interviene o a seguito dell'approvazione del referendum confermativo o a seguito dell'inutile decorso dei termini per la promozione dello stesso.

La Corte ha ritenuto ammissibile la questione proposta dal Presidente del Consiglio dei ministri, in quanto il sindacato di legittimità costituzionale della delibera consiliare è posto, dall'art. 123, co. 2, Cost., in un momento anteriore al passaggio referendario, disciplinato dal medesimo articolo nel comma seguente.

Argomentando in questi termini, la Corte ha dunque delineato il controllo che le spetta in merito alla fonte statutaria come sindacato preventivo, tipologia che, a seguito della riformulazione dell'art. 127 Cost. ad opera della l. cost. n. 3 del 2001, permane esclusivamente per tale categoria di atti. Ne discenderebbe logicamente - ma la Corte non si esprime sul punto - che, in pendenza del giudizio di legittimità costituzionale, restano sospesi i termini di cui al terzo comma dell'art. 123 Cost., relativi alla proposizione del referendum confermativo.

Venendo al merito, la Corte rigetta anzitutto l'eccezione del ricorrente secondo cui la potestà statutaria conferita alle Regioni non sopporterebbe di essere esercitata in forma disorganica, frammentata e parziale, anche in considerazione della compresenza che verrebbe a prodursi di norme statutarie adottate secondo regimi distinti, quali quelli previsti dal vecchio e dal nuovo testo dell'art. 123 Cost. Si esclude, dunque, la sussistenza di un onere di completezza o di "revisione totale" gravante sulla potestà statutaria delle Regioni, che viene invece definita "espressione di autonomia", comprendente anche la libera disposizione, in capo alle Regioni, delle norme statutarie risalenti al vecchio disposto costituzionale.

La Corte accoglie invece la questione proposta - annullando la delibera consiliare - in riferimento alla violazione in essa contenuta del principio aut simul stabunt aut simul cadent, sancito dall'art. 126, co. 3, Cost., e, relativamente alla fase antecedente all'approvazione dei nuovi statuti, dall'art. 5, co. 2, lett. b), della l. cost. n. 1 del 1999.

Il principio, voluto dal legislatore costituzionale come meccanismo di stabilizzazione dell'esecutivo regionale, è connesso, nella formulazione dell'art. 126, co. 3, Cost., con l'elezione diretta del Presidente della Giunta regionale. Secondo la Corte, la disciplina dell'assetto della forma di governo regionale è rimessa, dall'art. 123 Cost., alla potestà statutaria delle Regioni. Inoltre, nel momento in cui l'art. 122, u.c., Cost., attribuisce alle Regioni il potere di darsi una diversa forma di elezione del Presidente della Giunta, esso ammette che la decisione statutaria possa derogare alla disciplina di cui all'art. 126, co. 3, Cost., quindi anche al principio aut simul stabunt aut simul cadent, che la Corte stessa interpreta come vigente solo nell'ambito di un procedimento diretto di elezione del Presidente della Giunta regionale. L'art. 126, co. 3., Cost., si configura dunque come normativa cedevole a fronte di una differente previsione statutaria.

Tuttavia, la delibera consiliare in oggetto non costituirebbe, secondo l'apprezzamento della Consulta, normativa idonea a delineare la forma di governo regionale, bensì mera disciplina transitoria, idonea a trovare applicazione fino all'approvazione dello statuto regionale.

In quanto normativa mirante a disciplinare la transizione allo statuto, essa contrasta con l'art. 5, co. 2, lett. b), della l. cost. n. 1 del 1999, il quale esplicitamente prevede la vigenza del principio aut simul stabunt aut simul cadent "fino all'entrata in vigore dei nuovi statuti". Ad avviso della Corte, la Regione Marche, "con la sua parziale innovazione statutaria, non ha operato quella diversa scelta in ordine alla forma di governo regionale che sola avrebbe potuto esonerarla dall'osservanza della regola stabilizzatrice che la Costituzione e la disciplina transitoria impongono nel caso di elezione diretta del vertice dell'esecutivo". Mentre, al fine di derogare alla disciplina di cui all'art. 126, co. 3, Cost., è necessario che la Regione esprima compiutamente una diversa scelta circa la propria forma di governo ed il modo di elezione del Presidente della Giunta.

Con la sentenza che si riporta, la Corte sancisce la prevalenza della competenza regionale in merito all'elezione del Presidente della Giunta ed al rapporto intercorrente tra interruzione della fiducia e scioglimento del Consiglio regionale, facendo senz'altro chiarezza sull'antinomia, prontamente rilevata anche in dottrina, sussistente tra l'art. 126, co. 3, Cost., da un lato, e gli artt. 122, u.c., e 123 Cost., dall'altro. E' verosimile, d'altronde, che la fase statutaria in corso di svolgimento offrirà alla Consulta ulteriori occasioni per elaborare una giurisprudenza più completa in tema di forma di governo regionale, data l'apparente asistematicità delle norme costituzionali in questione.

 


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