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Tra libertà e sicurezza prevale la dignità umana, dice il Bundesverfassungsgericht

di Andrea De Petris – andrea.depetris@gmx.it
(assegnista di ricerca, Luiss Guido Carli)

Chiamato a pronunciarsi sulla risoluzione del ben noto binomio “Libertà vs. Sicurezza”, il Tribunale Costituzionale federale tedesco sceglie di ribadire la centralità della dignità umana nelle finalità perseguite dall’agire dello Stato. L’occasione è stata offerta dalla sentenza dello scorso 15 febbraio 2006, in cui il Bundesverfassungsgericht ha dovuto valutare la fondatezza di vari ricorsi presentati, tra gli altri, dall’ex Vice-presidente del Bundestag Burkhard Hirsch e dall’ex Ministro degli Interni Gerhart Baum (entrambi FDP), da tre avvocati e da un pilota, tutti miranti a far accertare l’incostituzionalità della Legge sulla Sicurezza Aerea (Luftsicherheitsgesetz – LuftSiG, BGBl. I p. 78) emanata l’11 gennaio 2005 dallo scorso Governo federale rosso-verde su iniziativa dell’allora Ministro degli Interni Otto Schily (SPD).

La norma, che mira a regolamentare una situazione emergenziale inedita fino a pochi anni fa, ma divenuta di stringente attualità dopo gli eventi statunitensi dell’11 settembre 2001, prende le mosse dall’ipotesi che un’aereomobile civile venga dirottata da terroristi all’interno dello spazio aereo tedesco con l’intento di trasformarla in una vera e propria arma da utilizzare contro obiettivi civili o militari, minacciando così la sicurezza della collettività. L’oggetto del contendere è rappresentato in particolare dal § 14 III della legge, con il quale si autorizza l’aviazione militare ad abbattere un aereo civile che, dirottato da un commando terrorista, venga per l’appunto trasformato in arma impropria diretta contro la vita dei cittadini, di fatto conferendo alle autorità statali competenti la potestà di ordinare l’uccisione dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio, innocenti rispetto alle finalità criminali perseguite dagli attentatori ma loro malgrado coinvolti nel destino dell’apparecchio sequestrato. Gli otto giudici del I Senato della Corte di Karlsruhe, guidati dal Presidente del Tribunale Hans-Jürgen Papier, decretano nell’occasione all’unanimità l’illegittimità della Legge sulla Sicurezza Aerea per due ordini di ragioni: una di carattere più specificamente tecnico, ed una di tipo prettamente sostanziale.

In primo luogo, alla Federazione mancherebbe la necessaria competenza legislativa per emanare la norma in oggetto: in effetti, è vero che in base all’art. 35 II 2 e III 1 della Legge Fondamentale al Bund spetta il diritto di legiferare riguardo all’impiego delle forze armate in occasione di calamità naturali e di altri incidenti gravi, nonché in merito alle forme di collaborazione con i Länder interessati di volta in volta. Tuttavia, secondo il Bundesverfassungsgericht le modalità con cui il § 14 III del LuftSiG autorizza l’uso delle armi da parte dell’aviazione militare contro un aereo dirottato risultano in conflitto con la disciplina costituzionale appena citata. E’ opportuno precisare, ad ogni modo, che le ragioni di tale incostituzionalità non derivano dalla circostanza che l’impiego dell’aviazione militare federale avvenga in un momento in cui si sia già verificato un evento straordinario per la regolarità dei traffici aerei, quale appunto il sequestro di un aeromobile, il quale però non si sia ancora trasformato in alcuna forma di incidente grave, ovvero l’aver intenzionalmente fatto precipitare il velivolo contro obiettivi civili o militari. Infatti, il concetto di “incidente grave” previsto dall’art. 35 II 2 della Legge Fondamentale comprende anche eventi che lasciano supporre il verificarsi di circostanze catastrofiche con una probabilità prossima alla certezza. Tuttavia, il provvedimento di impiego di armi contro un aereo civile ad opera delle forze armate collide con quanto disciplinato dall’art. 35 II 2 LF, in quanto tale norma non consente l’uso di armamenti di carattere prettamente militare nelle azioni di intervento conseguenti a catastrofi naturali ed incidenti di particolare gravità. Il tipo di “aiuto” ex art. 35 II 2 viene fornito ai Länder proprio affinché questi possano adempiere in maniera efficace ai doveri previsti a loro carico in questi specifici ambiti di protezione della collettività: pertanto, l’introduzione di tali forme di sostegno all’interno delle competenze proprie delle autorità dei Länder responsabili per la protezione contro pericoli e minacce del tipo citato, finisce necessariamente per condizionare anche le categorie di strumenti utilizzabili dalle forze armate in tale contesto. Secondo il Tribunale Costituzionale federale, quindi, le modalità di assistenza assicurate dall’esercito non possono differire sul piano qualitativo dalle forme di intervento abitualmente esperibili dalle forze di polizia dei Länder nell’adempimento dei loro compiti.

Il § 14 III LuftSiG confligge inoltre anche con l’art. 35 III 1 LF. La norma costituzionale appena citata, infatti, prevede espressamente che in caso di emergenza di portata extra-regionale solo il Governo federale possa decidere in merito all’impiego delle forze armate. Di contro, la Legge sulla Sicurezza Aerea sancisce che sia il Ministro della Difesa, di concerto con il Ministro degli Interni, a deliberare in proposito, qualora non sia possibile ottenere un tempestivo provvedimento da parte dell’Esecutivo. In considerazione dei ristretti limiti di tempo disponibili in un simile frangente, è lecito presumere che l’eccezionale sostituzione del singolo Ministro nel ruolo tradizionalmente spettante al Governo federale possa facilmente tramutarsi in regola: in altre parole, i provvedimenti esperibili ai sensi del § 14 III LuftSiG non potranno di norma essere assunti in modo conforme al dettato costituzionale ex art. 35 III 1 LF. Quest’ultimo risulta peraltro violato anche dal fatto che l’utilizzo di armamenti di tipo prettamente militare ad opera delle forze armate in caso di catastrofi di portata sovraregionale non è comunque consentito dal Grundgesetz: l’art. 87a II LF stabilisce infatti che, al di fuori dei tradizionali compiti di difesa, le forze armate possano essere impiegate soltanto nei casi esplicitamente statuiti dalla carta costituzionale tedesca, ed il frangente regolato dalla Legge sulla Sicurezza Aerea non rientra tra questi.

La parte della decisione in cui i toni ed i contenuti delle motivazioni destano indubbiamente il maggiore interesse e la cui forza argomentativa arriva ad assumere in certi tratti aspetti di austera solennità, tuttavia, è rappresentata dalle ragioni di carattere più eminentemente sostanziali, con cui coraggiosamente il Tribunale Costituzionale federale pone con vigore al centro della riflessione costituzionale la tutela della dignità umana. I Giudici di Karlsruhe ritengono infatti che il § 14 III LuftSiG contrasti anche con il diritto alla vita sancito dall’art. 2 II 1 LF, in combinato disposto con la tutela della dignità umana previsto dall’art. 1 I LF, laddove l’impiego di armi contro l’aereo sequestrato interessa anche le sorti degli individui innocenti a bordo del velivolo. In una tale circostanza, infatti, i passeggeri ed i membri dell’equipaggio si troverebbero in una situazione senza via d’uscita, in quanto non potrebbero più decidere autonomamente e senza l’influenza di terzi le condizioni della loro stessa esistenza. Come la sentenza fa osservare con toni enfatici ma efficaci, ciò li trasformerebbe in oggetti non solo nei confronti dei criminali responsabili del dirottamento, ma anche dello Stato, che ricorrendo ai poteri sanciti dal § 14 III LuftSiG finirebbe, sia pure nell’ambito del proprio intervento a difesa di altri individui, per equipararli ad oggetti inanimati. Un tale trattamento si sostanzierebbe in una grave quanto inaccettabile lesione degli interessati in quanto soggetti dotati di dignità e di diritti inalienabili, poiché laddove la loro uccisione fosse utilizzata come mezzo per la salvezza di altri, essi verrebbero “spersonalizzati e nel contempo privati dei loro diritti” (verdinglicht und zugleich entrechtlicht). Nel momento in cui lo Stato venisse a disporre unilateralmente della loro vita, essi risulterebbero espropriati del fondamentale valore proprio di ogni essere umano di decidere autonomamente sulla propria esistenza, che invece spetta loro appunto perché vittime in una situazione di pericolo a sua volta meritevole di tutela da parte della pubblica autorità. Tutto questo, ammonisce il Bundesverfassungsgericht, è quanto potrebbe verosimilmente verificarsi nell’ambito di circostanze tali per cui, nel momento in cui debba decidersi in merito all’attuazione dei provvedimenti di cui al § 14 III LuftSiG, è lecito supporre che non sia sempre possibile valutare in modo completo ed adeguato l’effettiva realtà dei fatti.

A voler osservare il generale principio di garanzia della dignità umana sancito nell’art. 1 I LF, appare difficilmente immaginabile che, in base a disposizioni legislative ordinarie, si possano intenzionalmente uccidere individui innocenti posti in una condizione di abbandono e disperazione come quella del caso in esame. La supposizione – pure avanzata da alcuni nel corso del dibattimento - secondo cui coloro che, in veste di passeggeri o di membri dell’equipaggio, per il solo fatto di aver volontariamente scelto di salire su un aereo, avrebbero quanto meno implicitamente acconsentito a sacrificare la propria vita nell’eventualità di un qualunque tipo di emergenza connessa alle condizioni del velivolo viene giudicata nella sentenza una finzione lontana dalla realtà. Anche la considerazione per la quale le suddette categorie di soggetti sarebbero comunque destinate alla morte nel caso di un dirottamento terroristico sul modello dei crimini perpetrati dagli affiliati di Al-Qaida nel settembre 2001, non priva l’assassinio di esseri innocenti ad opera dei pubblici poteri il carattere di una violazione del diritto alla dignità di tali individui. La Consulta tedesca ricorda infatti che la vita e la dignità umana meritano il medesimo grado di tutela costituzionale, indipendentemente dalla durata dell’esistenza fisica del singoli soggetto. L’opinione sostenuta da altri durante il procedimento, secondo la quale le persone sequestrate a bordo del velivolo si sarebbero per ciò stesso tramutate in componenti di un’arma – per quanto impropria – e dovrebbero pertanto acconsentire a lasciarsi trattare come tale, esprime in maniera quanto mai esplicita il fatto che le prime vittime di un tale crimine non vengono più considerate come esseri umani. Allo stesso modo, pure l’idea per cui, nell’interesse dello Stato, il singolo sarebbe in caso di necessità obbligato a sacrificare anche la propria vita, qualora solo in questo modo sia possibile proteggere la collettività da attacchi che ne ricercano la distruzione conduce alla medesima conclusione, in quanto l’ambito di applicazione del § 14 III LuftSiG non riguarda la difesa contro aggressioni tese all’eliminazione della collettività ed alla sconfitta dell’ordinamento statuale. Infine, la norma citata non può nemmeno trovare una giustificazione con l’obbligo sancito giuridicamente per lo Stato di intervenire a favore di coloro le cui vite sono minacciate dall’aereomobile che il dirottamento ha illegittimamente trasformato in arma, poiché al fine di adempiere a detto obbligo è consentito utilizzare solamente gli strumenti conformi al dettato costituzionale – ciò che evidentemente manca nel caso in oggetto.

Di contro, i Giudici di Karlsruhe non ravvisano elementi di incostituzionalità della norma impugnata nella parte in cui questa consente l’intervento armato contro un aereo sequestrato, ove il velivolo sia disabitato o occupato solo dai responsabili del dirottamento, intenzionati ad utilizzare l’aereomobile come strumento di distruzione della vita degli esseri umani a terra: in una tale eventualità, infatti, verrebbe comunque riconosciuta la dignità soggettività degli individui che, attraverso una libera iniziativa personale, hanno scelto di rendersi responsabili della minaccia alla collettività che attraverso l’intervento militare si tenta di scongiurare. Anche il principio di proporzionalità sarebbe in questo modo rispettato, in quanto l’obiettivo perseguito dal § 14 III LuftSiG di salvare la vita di esseri umani è di una rilevanza tale da giustificare una pur pesante intromissione nel diritto fondamentale alla vita dei responsabili dell’atto criminale: secondo Karlsruhe, infatti, la gravità dell’intervento statuale trova un’attenuazione nella circostanza che sono gli stessi attentatori ad aver causato la situazione di emergenza che provoca la reazione dello Stato contro di loro, e che detta reazione può in ogni momento venire meno qualora essi desistano dal loro intento criminale.

La decisione ha avviato un vivace dibattito tra i protagonisti della vita politica della Repubblica Federale di Germania: nell’immediato, la sentenza impedisce infatti l’impiego della Bundeswehr a fianco delle tradizionali forze di polizia per il mantenimento dell’ordine pubblico durante i prossimi campionati mondiali di calcio, come invece aveva ipotizzato il Ministro degli Interni Wolfgang Schäuble (CDU). A più lungo termine, invece, si moltiplicano le esortazioni a procedere ad una revisione della Legge Fondamentale, in modo tale da permettere all’interno del territorio tedesco un utilizzo più ampio ed articolato delle forze armate rispetto a quanto attualmente consentito dalla disciplina costituzionale in materia, di cui proprio la sentenza del Tribunale Costituzionale federale ha ribadito i limiti interpretativi ed applicativi. Più in generale, vi è chi stigmatizza la situazione attuale, in cui la disciplina costituzionale vigente consente l’impiego dell’esercito federale per difendere la sicurezza in territori stranieri, come accade ad es. al momento in Afghanistan, mentre non permette di fare altrettanto all’interno della Bundesrepublik.

(20 marzo 2006)


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